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Misfatti e Menzogne

Sentenze Mattino e 10 minuti - 11 agosto 2012

L'ora della condanna per «Mattino» e «10 minuti»
Le due testate hanno leso la personalità dell'avv. Paolo Bernasconi

Corriere 11 agosto 2012


■ «Le violazioni della personalità (qua­lificate) sono state molteplici e reiterate». Non usa mezzi termini il pretore di Luga­no, Francesco Trezzini, nel condannare il «Mattino della Domenica» e «10 minu­ti» nell'ambito di una causa civile che da mesi vedeva opposti il domenicale e il tri­settimanale della famiglia Bignasca al­l'avvocato Paolo Bernasconi. Divenuto oggetto di ripetuti attacchi, il legale ed ex procuratore pubblico luganese aveva pro­mosso due azioni civili contro il patron della Lega dei ticinesi, il figlio Boris, l'edi­trice del Mattino («la Meutel 2000) e di «10 minuti» (Rotostampa Ticino SA) non­ché Flavio Spiess (membro del CdA di Ro­tostampa). Azioni che ora sono sfociate in una condanna a pubblicare su un quar­to della prima pagina di entrambi i gior­nali il dispositivo della sentenza. Nell'ac­cogliere parzialmente la petizione del­l'avvocato Bernasconi, il pretore ha inol­tre vietato a Mattino e «10 minuti» di pub­blicare, stampare e distribuire, articoli, notizie, fotografie, disegni e immagini in forma «inutilmente lesiva e inammissi­bilmente svalutativa» del legale. Da no­tare come contro la decisione, intimata ieri alle parti, vi sia la possibilità di ricor­rere in appello. Una mossa che i Bigna­sca, patrocinati dall'avvocato Tuto Rossi, valuteranno.
Fotomontaggi, epiteti e insulti

Una dozzina, per entrambi i giornali, le pubblicazioni ritenute lesive della per­sonalità. Articoli o immagini - si legge nella sentenza - che comprendevano, tra le altre cose, una fotomontaggio in cui il legale luganese veniva ritratto con orec­chie da asino, passando per l'epiteto rei­terato di «invasato» fino ad arrivare a un crescendo di termini ritenuti «insultan­ti» dal pretore Trezzini.
La satira non deve scadere

«Le personalità pubbliche - osserva Trez­zini nel tracciare un quadro giuridico del­la vicenda - quelle che per la loro attivi­tà hanno acquisito notorietà durevole o anche solo temporanea, sono tenute a sopportare maggiori ingerenze rispetto ai cittadini privati (...)». Ciò non toglie - prosegue la sentenza - che vi siano dei limiti a cui attenersi. E, a tal riferimento, neppure è possibile aggrapparsi al con­cetto di satira: «Se è vero che la libertà di stampa copre anche l'ironia, l'umore, la comica, il ridicolo, che consciamente di­storcono la realtà, superandola, alienan­dola, banalizzandola, caricaturandola, anch'essa non deve scadere nell'insul­to». Neppure va dimenticato - rileva il pretore - che la lesione «ha una diffusio­ne certamente non marginale nella Sviz­zera italiana (ossia nel luogo in cui risie­de il lettore medio) visto che si tratta di un mass media gratuito e che viene pub­blicizzato attraverso un sistema di “man­chette” (locandine, ndr) appese all'ester­no delle cassette di distribuzione». Nem­meno, i Bignasca possono appellarsi al­l'interesse pubblico: «Occorre conclude­re che non vi sia manifestamente alcun motivo che giustifichi la lesione, poiché non si vede dove sia l'interesse del pub­blico a ricevere quelle informazioni ba­sate sull'insulto e il dileggio oltre ogni ra­gionevole limite (...)».
Ritenuta infine non influente ai sensi del­la vertenza l'obiezione avanzata su un possibile coinvolgimento dell'avv. Ber­nasconi nella pubblicazione di cloni non ufficiali di Mattino e «10 minuti». E ciò dal momento che i Bignasca potrebbero a loro volta avviare azioni per eventuali violazioni della personalità con delle ri­chieste di tutela ad hoc. RED.