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Misfatti e Menzogne

Il laeder della Lega e il figlio condannati per ingiurie - 21 ottobre 2012

Il Caffè del 21 ottobre 2012

Insulti a Bernasconi costosi per i Bignasca

Oltre ventimila franchi di pena pecuniaria, ovvero 35 aliquote giornaliere, e altri 3.500 da pagare subito. Più una spada di Damocle sulla testa: se nei prossimi tre anni Giuliano Bignasca pubblicherà altre notizie offensive contenenti ingiurie, rischia seriamente la revoca della condizionale, che per ora, nonostante le precedenti condanne, e dunque una recidiva specifica, gli è stata concessa. Il decreto d'accusa, firmato dal procuratore pubblico Fiorenza Bergomi, è arrivato nei giorni scorsi e riguarda due denunce presentate dall'avvocato Paolo Bernasconi, una nei confronti del responsabile de Il Mattino e l'altra di suo figlio Boris, direttore di 10 Minuti. Anche quest'ultimo è stato condannato "per mancata opposizione a una pubblicazione punibile" e ingiuria, a 450 franchi (15 aliquote), pena sospesa per due anni, più una multa di 500 franchi da versare subito con l'avvertenza che in caso di mancato pagamento "la stessa verrà sostituita con una pena detentiva di 17 giorni".
Entrambe le decisioni, contro cui i Bignasca possono naturalmente fare opposizione, riguardano l'insistente campagna di stampa con cui il Mattino aveva martellato negli ultimi tempi l'ex procuratore pubblico Paolo Bernasconi sottolineando il tutto con titoli e fotomontaggi  giudicati ingiuriosi e offensivi . Definito una volta "un uomo pericoloso", un'altra spietato, altre volte "invasato". E contro il quale, è scritto nel decreto, sono state riversate accuse ed espressioni violente. I Bignasca vengono condannati per non avere vietato la pubblicazione di "articoli di autori non identificati".
Questa è l'ennesima condanna nei confronti del leader della Lega, nonché municipale di Lugano  e che potrebbe anche arrivare al Consiglio di Stato, nel caso Marco Borradori scegliesse davvero di correre per la poltrona di sindaco attualmente occupata da Giorgio Giudici.
Attualmente Bignasca ne ha collezionato, per vari reati, una ventina. Mentre le denunce nei suoi confronti, dal 1990 sono arrivate alla cifra record di circa 250, come aveva precisato l'anno scorso il Ministero pubblico. Una precisazione, che tuttavia non era bastata all'associazione Belticino che aveva lanciato una petizione e raccolto più di 1400 firme, chiedendo ulteriori chiarimenti e sollecitando risposte ad interrogazioni parlamentari al Consiglio di Stato.
Attualmente alcune importanti denunce sono ancora pendenti. Come quella presentata dal giornalista della Rsi Renato Minoli, dal quotidiano La Regione e dall'editore Salvioni, e da alcuni dirigenti della Comsa, il consorzio che sta realizzando il Lac di Lugano. Per queste denunce, da quanto appurato dal Caffè, Bignasca non è stato mai interrogato.
Resta il fatto che da quando sono scattati gli esposti alla magistratura anche i toni particolarmente aggressivi de Il Mattino, nei confronti di politici e altri esponenti della società civile, sono notevolmente diminuiti. Segno che la strategia della controffensiva giudiziaria sta dando i suoi frutti
m.sp.