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Il pane quotidiano...

Nome:Carlo
Cognome:Curti
Il pane quotidiano… Di primo acchito sembrerebbe essere la battutaccia, la barzelletta sporca, il vadaviaulcü superficiale buttato là a braccio, oppure la grinta delle donne in carriera o in abbigliamento intimo, dal vivo e sui manifesti. Non tirano invece i maschietti se non opportunamente profumati, depilati, palestrati e motorizzati. Su questo si arzigogola da anni con picchi mensili proporzionali al pettegolezzo di parrocchia o alle sparate di qualche giornalaccio, all’occorrenza pure organo di partito. Nel frattempo si continua a mandare a spasso chi ha superato gli anta perché costa troppo, i “fuori di testa” o chi beve e fuma più di chi s’impasticca. Si mangia pure male, malissimo. I bisonti che avevano lasciato le praterie per distese catramate adesso occupano anche i marciapiedi. Qualcuno forse si è dato la briga di spiegarci perché la classe dirigente (non solo di questo paese) è in perfetto peso forma, vispa, pimpante e straordinariamente longeva? Si?No? Eppure non occorrerebbe certo programmare una puntata di “patti chiari” per centrare il problema perché, molti lo sanno ma nessuno lo dice, solo i ricchi e i professionisti di grido mangiano con cura e moderazione, mentre il popolino trangugia pasti dozzinali ipercalorici per stemperare tensioni e carognate accumulate durante la giornata. Il tutto per le fortune del mercato alimentare orchestrato dai big della pubblicità, anima e forziere del commercio, della finanza e della politica, nonostante la buona fede di qualche “verde” che parla ancora di militanza disinteressata. “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” recitava una filastrocca il cui destino si è rivelato incerto e obsoleto; come accennato sarebbero ben altre le incombenze primarie del cittadino globalizzato. Riassunte in tre parole: Educazione, competenza disinteressata e autonomia intellettuale. Carlo Curti, Lugano