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Rassegna stampa

Quando i media fanno male_13 dicembre 2017

(Lisa Bosia, facebook, 13 dicembre 2017)

Mi tocca, anche se ne farei volentieri a meno, spendere due parole sull'ospitalità negata dai preti Cappuccini di Faido alla Bainvegni Fugitivs Marsch. Questa marcia dedicata alla sensibilizzazione e alla denuncia della politica migratoria svizzera è stata appoggiata da 24 organizzazioni tra cui alcuni movimenti politici, i Verdi e la Juso, ma anche dai gesuiti e dal movimento delle donne cattoliche svizzere.
I marciatori, in quattro abbiamo fatto il giro completo ma oltre 1000 persone vi hanno partecipato, sono stati accolti ovunque: sale parrocchiali, chiese, palestre, locali messi a disposizione dalle associazioni partner, spesso protezioni civili messe a disposizione sempre gratuitamente. Benchè ne sia stata la promotrice si è trattato di un movimento corale e non abbiamo mai incontrato difficoltà se non in Ticino, e questo è sintomo, non tanto della mancanza di solidarietà dei Cappuccini, quanto nell'ostracismo di cui sono oggetto in Ticino. Altrove il clima intorno alle questioni migratorie è ben diverso: encomiabile, per esempio, il lavoro capillare e quotidiano che le Chiese riformate, talvolte sole, tavolta in gruppi ecumenici, svolgono su tutto il territorio svizzero. Un lavoro di grande vicinanza a chi chiede rifugio e protezione in Svizzera. Abbiamo visto progetti di forma e colore differente, talvolta religiosi, talvolta laici ma sempre importanti e segno di una vitalità della solidarietà che troppo spesso sfugge all'attenzione dei media orientati ai fatti di cronaca o alla polemica. La marcia aveva e ha lo scopo di unire e non dividere chi si prodiga per l'accoglienza e anche in Ticino ci sono bei progetti che vedono in prima linea religiosi oltre alla società laica, quindi è con profondo dispiacere che leggo di un'inutile polemica montata ad arte da chi, minimo nella sua piccineria, non perde occasione per aizzare gli animi. Ricordo però che prima di essere una "politica" sono una persona, che mi occupo di migrazione da quindici anni, che "la vetrina" spesso aiuta a trovare soluzioni che non sarebbe possibile trovare altrimenti, che talvolta purtroppo è necessario parlare di cosa avviene, perchè ciò che non è raccontato non esiste, che mentre qui si parla della mancata accoglienza ci sono migliaia di persone che sopravivono in condizioni disumane nelle carceri libiche, nei campi di Turchia, Giordania, Libano e Grecia, che in Svizzera esistono 33 centri di detenzione amministrativa in cui possono essere richiuse, fino a 18 mesi, persone la cui sola colpa è quella di non aver lasciato il territorio svizzero dopo una decisione negativa. Che la Svizzera rinvia in Italia circa 3'600 migranti ogni anno attraverso gli accordi Dublino, il che significa 10 persone al giorno che vengono prelevate dalla polizia, ammanettate e messe su un aereo forzatamente, talvolta persone malate, talvolta separando famiglie. Che nel 2016 la Svizzera ha rinviato 3'964 minori non accompagnati verso un destino incerto e in deroga al regolamento Dublino che dice che i minori hanno i diritto di chiedere asilo i qualunque Paese dello spazio Schengen riescano a raggiungere. Che tutto questo ha un costo umano e finanziario inaccettabile. Ai media chiedo, come ho già fatto in altre occasioni, di parlare di loro, delle loro storie, di raccontare le loro sofferenza e la loro disperazione. Segnalo in questo momento la raccolta di firme per l'Appel d'Elles, che chiede una maggiore considerazione nella politica di asilo delle sofferenze specificatamente femminili.
Pace e bene ai Cappuccini e agli uomini di buona volontà. Fine della polemica, spero.