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Rassegna stampa

Questo verdetto...

Mona: ‘Questo verdetto poteva cambiare le cose’

La Regione del 29 settembre 2017

Quadri l’ha sillabato in modo chiaro, nella sua posizione non poteva, di principio, «agire in luogo e in vece di un giudice costituzionale». Per Marco Mona, dell’‘Osservatori giuridico’, però, si è persa un’occasione. «In Germania i funzionari statali possono rifiutarsi davanti a un ordine o una richiesta che considerano intimamente sbagliata. La situazione istituzionale qui è totalmente diversa, ma il giudice poteva fare sua quella valutazione e prendere in mano la Costituzione». Come dire che si sarebbero potuti considerare i diritti costituzionali a cui si è appellata Lisa Bosia Mirra e lasciarne traccia nella sentenza. Anche Amnesty International si sarebbe aspettata più coraggio dalla giustizia ticinese. In verità l’Associazione si dice “preoccupata” dal verdetto pronunciato a Bellinzona. Le ragioni? “Apre la strada alla condanna di numerose persone la cui sola motivazione è portare assistenza alle persone migranti e rifugiate senza altra contropartita se non vedere rispettati i diritti umani”, si motiva in una nota. Lisa Bosia Mirra, si commenta, non è né un trafficante, né un delinquente; “prima di tutto è un difensore dei diritti umani”. Per Denise Graf, esperta d’asilo per Amnesty International in Svizzera “si è trattato proprio di proteggere i diritti violati di minorenni e di altre persone vulnerabili che erano confrontate all’inazione, alle mancanze e perfino alle violazioni degli stessi diritti, da parte dalle autorità svizzere e italiane”. Secondo le testimonianze raccolte, ribadisce Amnesty, “nel corso della seconda metà del 2016 le autorità svizzere hanno proceduto a dei rinvii forzati illegali verso l’Italia”, anche di diverse centinaia di minori non accompagnati.