...è ora di svegliarsi

Cerca nel sito

Iscrizione Newsletter

Seguici su Facebook !

Rassegna stampa

Lisa Bosia deve pagare? - 19 aprile 2017

Lisa Bosia deve pagare? Forse sì

Pubblicato il 18 aprile 2017, autore: Corrado Mordasini

Gas social

La proposta della procura in merito a Lisa Bosia ha creato, anche se più sottotono di quanto mi aspettassi, il solito polverone. Sicuramente molti sono convinti di avere ragione. La giustizia è importante e le regole devono essere rispettate. E in fondo i socialisti non hanno una dispensa vaticana per poter fare quello che vogliono. 

Rispettare la legge è fondamentale per far sì che uno stato funzioni. Capisco che certe derive possano mettere molte persone a disagio. Non sarebbe per nulla corretta una giustizia a due velocità. Molti dicono che Lisa Bosia ha sbagliato e deve pagare, noi suoi compagni possiamo stimarla e difenderla ma non possiamo tacciare chi ne vuole la condanna solo di astio. Ho pensato perciò di scavare un po’, le leggi devono essere rispettate, e chi è condannato dovrebbe dimettersi: forse è vero. La storia recente del Ticino ci dà innumerevoli termini di paragone per valutare se Lisa Bosia debba, forse giustamente, pagare per il suo reato. E scavare non è difficile.

Inizio con Giuliano Bignasca: il suo primo processo fu quello dei contributi non pagati agli operai seguito da quello sul consumo di coca, dove venne condannato per violazione della legge sugli stupefacenti. Gioco facile con le sue 280 denunce per diffamazione, d’altronde dirigeva il Mattino e si sa che il giornale leghista non è mai stato tenero. Anzi, c’è addirittura chi ritiene i metodi del Mattino giustificati dal fatto che smuovono cantone e persone dandogli una bella scrollata. Poi ci sono la condanna e la multa di 6’000 franchi per istigazione alla violenza, che suona spaventosa, ma che in realtà era poi solo la taglia sui radar, mica ha fatto male a nessuno in realtà, come per la famosa carovana della libertà che gli aveva fruttato 7 mesi di carcere con la condizionale: scontarli sarebbe stato decisamente esagerato.

A quei tempi c’era anche il povero Flavio Maspoli, con la sua passione per la bella vita e per il gioco d’azzardo, che oggettivamente non è mica un delitto. Maspoli viene condannato per bancarotta fraudolenta in seguito allo scandalo delle società “deag” e “medeag”, intermediarie per il gruppo Denner. Ci commosse quasi, allora, il povero Flavio in lacrime al tribunale e, quando disse di essere stato un ingenuo, molti gli credettero. La morte lo colse prima che la procura potesse deliberare per una truffa di firme false nel referendum leghista contro l’inceneritore di Giubiasco. Riposa in pace Flavio, non hai avuto una bella vita.

Anche Tuto Rossi, recentemente candidato per il Comune di Bellinzona, viene condannato per amministrazione infedele qualificata, 21 milioni di Banca Stato bruciati in speculazioni azzardate. La legge, lentissima, ci mise 11 anni a concludere la vertenza e Rossi risarcì la banca con 1 milione e mezzo. Dire che Rossi fosse un farabutto sarebbe ingiusto e vergognoso. Sicuramente un po’ di faciloneria e il panico lo portarono a questo epilogo.

Poi ci fu il Gran Consigliere leghista Luciano Poli, condannato dalla Corte delle assise correzionali di Locarno a 12 mesi di detenzione con la condizionale per truffa e falsa attestazione. E così il suo collega e amico, sempre della Lega, Silvano Bergonzoli condannato per diffamazione. Che poi è pane di tutti i giorni la diffamazione, siamo sinceri. 

Ah, mi stavo dimenticando di Boris Bignasca. Attuale responsabile del Mattinonline e Gran Consigliere. 8100 franchi di pena pecuniaria sospesa con la condizionale, casualmente quasi uguale a quella di Lisa Bosia. Bignasca venne condannato per alcune pubblicazioni sul giornale, ora scomparso, “10 minuti”.

In attesa di giudizio è ancora invece (condannato solo in primo grado) Donatello Poggi, per la violazione della legge sul razzismo in merito al massacro di Srebrenica. Poca roba in fondo, a meno che tu non sia bosniaco. Solo poco più di 5’000 fr di pena pecuniaria sospesa condizionalmente.

Poi c’è l’ex sindaco liberale di Morcote ed ex presidente del Football club Lugano Luido Bernasconi, condannato a 14 mesi per appropriazione indebita ai danni del suo comune. 

Più recente è la storia di Michele Kauz, Consigliere comunale di Lugano, coinvolto in una truffa di firme durante le elezioni e condannato per frode elettorale, o quella di Davide Enderlin Jr., sempre Consigliere liberale, condannato a 4 anni dal tribunale di Como. Appropriazione indebita e falsità in documenti sono invece i reati ipotizzati contro un terzo Consigliere liberale luganese, Marzio Guggiari, a onor del vero concediamogli il beneficio di innocenza visto che il procedimento è ancora in corso.

Non scordiamo Ludwig Grosa, sindaco di Bissone, a cui è andata peggio. Grosa si fa 36 giorni di carcere e si becca 6 mesi con la condizionale per coazione tentata e consumata, falsità in documenti, abuso di autorità e ingiuria. 

Terminiamo questa lista, probabilmente incompleta e che non cita ruoli minori, come quello del poliziotto condannato per violenze e attualmente ancora in carica per il gruppo UDC-Lega-Indipendenti o del 63enne sempre leghista. Diffamazione, ingiuria e violazione della legge sulla circolazione i suoi reati.

Sempre di circolazione parliamo anche per Flavio Bruschi, recentemente candidato al Municipio di Bellinzona per la lista UDC-Noce-Lega-Indipendenti, anche lui condannato a più di 7’000 franchi tra spese e pena pecuniaria per avere un po’ sottovalutato il contachilometri. Ma chi di noi non schiaccia il chiodo, soprattutto in autostrada e quando c’è poco traffico? Siamo onesti, 170 o 180 all’ora se percorsi per un pezzettino non fanno male a nessuno.

In questo bailamme, mi stavo dimenticando del senatore Filippo Lombardi, che delle disavventure automobilistiche aveva fatto quasi un hobby. Un po’ più gravine le sue peripezie, gli costano quasi 30’000 franchi di pena pecuniaria. Roba da fare sembrare Lisa Bosia o Poggi delle educande. Lombardi casca anche sulla questione delle tirature gonfiate al GdP quando ne era direttore, allo scopo di acquisire più pubblicità.

Ecco, insomma, la giustizia deve fare il suo corso? I condannati devono dimettersi? Non sono io a doverlo decidere. I lettori hanno sufficiente intelligenza per designare chi dovrebbe debba o avrebbe dovuto fare un passo indietro. 

Ah… uno solo dei reati di cui parliamo ha alla sua base dei motivi umanitari, ma questo forse è solo un sottile distinguo che fanno quelli di sinistra e i progressisti tout court. In fondo non importa se commetti un reato per aiutare un poveraccio o per provare i cerchioni della macchina. In fondo non c’è differenza tra il dare speranza e truffare i tuoi elettori.