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Rassegna stampa

Un premio per Lisa Bosia - dicembre 2016

Lisa Bosia, un premio per la passatrice

Corrado Mordasini (Gas social del 19 dicembre 2016t)

È di certo una vittoria morale quella di Lisa Bosia Mirra, dopo essere stata crocifissa dai soliti moralisti di destra a senso unico (e scusateci la scopiazzatura). La deputata in Gran Consiglio del PS era stata fermata per aver aiutato dei rifugiati minorenni ad entrare in Svizzera. Ne abbiamo parlato diffusamente e siamo sempre stati tra quelli che la sostenevano senza condizioni.

Perché parliamo di vittoria morale? Beh, Lisa Bosia, insieme a Don Giusto della Valle, di Como, hanno ricevuto il premio svizzero “Alpes ouvertes” per il 2017. Il premio, che ammonta a 12’000 fr. e che sarà suddiviso tra Lisa e Don Giusto, è attribuito a persone, o gruppi, attivamente impegnati nella difesa dei diritti dei rifugiati, dei migranti, delle persone socialmente svantaggiate, delle minoranze minacciate a livello europeo. Premio che già nel 2012 era stato conferito a Dick Marty. Qualunque verdetto sancirà la pretura in merito al suo caso, e siamo certi che non sarà una pena pesante, Lisa Bosia Mirra ne esce a testa alta. Perché la società civile che ha fatto dell’accoglienza e della generosità i suoi capisaldi l’ha assolta. Ed è una corrente forte e ben presente in questa società che sembra egoista e priva di sentimenti, rappresentata anche dal “Prix courage” di 15’000 fr. del Beobachter, andati a Adrian Roggensinger, che aveva lasciato il lavoro di informatico per sostenere i profughi in Grecia.

Questa la motivazione ufficiale de premio “Alpes ouvertes”:

“Lisa Bosia Mirra, deputata PS al parlamento cantonale ticinese, ha fornito regolarmente pasti caldi ai rifugiati nel parco di Como con l’aiuto dei volontari della sua associazione «Firdaus» (a Genestrerio, in Ticino), ha documentato la cacciata dei profughi e li ha accompagnati alla frontiera italo-svizzera.” Noi abbiamo raggiunto Lisa per porle alcune domande:

Lisa, Bob Dylan ha snobbato i Nobel, perché tu hai deciso di accettare il premio?

Quando è arrivata la notizia ne abbiamo discusso in team e abbiamo valutato che l’accettazione di questo premio valorizzasse il lavoro svolto da decine di volontari durante l’estate. Tantissime persone di ogni età, orientamento politico e confessionale hanno instancabilmente dedicato il loro tempo per raccogliere derrate alimentari, cucinare e andare quotidianamente a Como a portare un po’ di solidarietà a chi ne aveva tanto bisogno.  È stata una straordinaria ondata di solidarietà e generosità che merita di essere riconosciuta perché laddove qualcuno vorrebbe costruire muri, tanti ticinesi hanno dimostrato che si possono costruire ponti. Il premio e la mia personale gratitudine va a loro e al loro impegno. Bob l’ho sentito e ha detto che va bene così, al mio posto avrebbe accettato.

Pensiamo proprio di sì. Non credi comunque che c’è chi direbbe che una passatrice che viola le leggi non ha diritto a un premio?

Questo encomio non riguarda le mie vicende personali, sulle quali come sapete non mi esprimo, ma premia il lavoro svolto dalla Parrocchia di Rebbio e dall’associazione Firdaus e la solidarietà trasfrontaliera. I profughi che questa estate si trovavano a Como erano in condizioni di estrema vulnerabilità, così gravi come non ne avevamo mai viste: persone torturate, traumatizzate, con ferite dovute a colpi di arma da fuoco, ustioni, mutilazioni. Il fatto che siano gli amici dell’abate Cornelius Koch, già protagonisti negli anni ’70 di un’azione simile a favore dei rifugiati cileni, a valorizzare questo sforzo, è significativo in quanto ancora una volta, oggi come allora, quando le istituzioni chiudono gli occhi di fronte alle sofferenze di chi fugge dalla guerra e dalle dittature, tocca alla società civile organizzarsi e portare soccorso. Questo è ciò che abbiamo fatto e il tempo dirà se eravamo nel giusto o nel torto.

Molti si sono già dimenticati dei poveracci accampati a Como, tu puoi dirci qual è la loro attuale situazione?

“È tutt’ora molto grave. Dal 5 ottobre al 4 dicembre sono stati soccorsi dai volontari 767 migranti a cui era stato negato l’accesso al campo di Via Teodolinda, tra loro 53 donne e 79 minori. Nella sola notte tra sabato e domenica i volontari della ronda notturna hanno trovato per strada, al freddo, 74 persone tra cui 4 minori, due donne e due madri con bambini. Le guardie di confine continuano a respingere molti profughi tra cui tanti minori non accompagnati. Il centro di Via Teodolinda ne ospita oltre 250 il cui destino è del tutto incerto. Chi ha parenti in Svizzera riceve un aiuto legale dai giuristi della Fondazione Posti Liberi ma per tutti gli altri l’accesso alla domanda di asilo e alla possibilità di ricollocamento è piuttosto complesso. Che così tanti minori continuino ad essere respinti deve farci riflettere: il nostro Paese sarà ai loro occhi, per sempre, quello che li ha respinti, che li ha perquisiti, interrogati ed infine buttati fuori. È decisamente uno strano modo di praticare quei valori di compassione e solidarietà che dovrebbero ispirare chiunque si appelli alle radici cristiane dell’Europa. Tra pochi giorni ciascuno di noi festeggerà il Natale con la propria famiglia ed è proprio Papa Francesco a chiedere maggiore impegno e solidarietà a favore dei migranti. Restiamo umani diceva Vittorio Arrigoni. Ecco, al di là di tutto, credo che si debba cercare di restare umani. Buone Feste a tutti.

Grazie Lisa. Una sola cosa ci viene da dire. E ci viene da dirla a tutti coloro che accusavano e mascheravano il proprio astio nei confronti dei migranti dietro il rispetto delle leggi. Se persone come Lisa, Don Giusto o Adrian vengono premiate, beh, domandatevi il perché. Domandatevi una volta: “perché premiano gente che io odio?”