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Rassegna stampa

E la Svizzera se ne fotte - 12 novembre 2016

Gas social (12 novembre 2016) di Corrado Mordasini

È la Corte europea dei diritti dell’uomo, di cui evidentemente la Svizzera se ne fotte, a dire che, in base a una sentenza del 2014:

“(…) allo stato attuale, il rinvio verso l’Italia di richiedenti asilo particolarmente vulnerabili, quali un nucleo familiare con minori, è suscettibile, in mancanza di adeguate garanzie, di violare il divieto di trattamenti inumani o degradanti.”

Ed è la Wochenzeitung in un suo articolo di inizio novembre (“Getarnte Sonderflüge”, a firma di Carlos Hanimann) che scopriamo una pratica che non possiamo considerare sporadica. Voli speciali per richiedenti l’asilo, camuffati da voli di linea per evitare una crisi diplomatica con l’Italia. Scrive infatti Hanimann nella sua inchiesta:

“Il Segretariato di Stato per la migrazione, per evitare una crisi diplomatica con l’Italia, ha camuffato delle espulsioni che non sarebbero state permesse. In almeno 76 occasioni sono decollati dall’aeroporto di Ginevra in direzione di Milano piccoli aerei del tipo Beechcraft 1900 appartenenti alla compagnia aerea francese Twin Jet (…)” E prosegue “A bordo si trovavano richiedenti l’asilo rifiutati, poliziotti, medici e in qualche occasione membri della commissione nazionale per la prevenzione della tortura. In totale il Segretariato di Stato per la migrazione con questa modalità ha espulso 235 persone, e stando a quanto dichiarato dal SEM, si è trattato di ordinari voli di linea. In realtà su questi voli non c’è stato alcun passeggero regolare salito volontariamente. Al contrario (…) i passeggeri ordinari non erano ammessi come risulta da un documento.”

La questione non è da poco. L’Italia, già alla canna del gas, non accetta voli speciali. La WOZ ha smascherato l’intrallazzo nonostante il dipartimento federale avesse negato la visioni di documenti invocando il rischio di mettere a rischio le relazioni internazionali. Il TRAM ha ammesso che il comportamento del dipartimento era volto a mascherare le vere intenzioni, e cioè i rimpatri illegali. Ritenendo il modo di operare come discutibile per uno Stato di diritto.

Infatti, il TRAM invoca il diritto della popolazione ad un informazione trasparente in materia d’asilo. Scrive ancora Hanimann:

“Il Tribunale Amministrativo Federale critica l’atteggiamento di rifiuto del SEM nei confronti della WOZ. La sua domanda principale è se è più importante proseguire con questi particolari voli di espulsione oppure rispettare il diritto della popolazione di essere informata in modo trasparente. Secondo il tribunale il fatto che l’Italia potrebbe prendere delle contromisure proprio perché queste modalità sono legalmente dubbie fa capire che bisogna dare invece precedenza al diritto dei cittadini di essere informati.”

Tutto questo a fronte della tragica condizione di buona parte dei profughi in Italia, denunciata da Médicins sans Frontières:

“Almeno 10.000 richiedenti asilo e rifugiati in Italia vivono (…), in condizioni di precarietà e marginalità, senza alcuna assistenza istituzionale e con scarso accesso alle cure mediche, in decine di siti informali sorti spontaneamente lungo la penisola.” Giuseppe de Mola, ricercatore per MsF, dichiara: “Per quasi un anno abbiamo visitato edifici occupati, baraccopoli, casolari, parchi e stazioni ferroviarie, in aree rurali ma anche in centri cittadini, e abbiamo documentato una realtà disarmante, pressoché ignorata dalle istituzioni. Migliaia di uomini, donne, bambini, persone vulnerabili che sono fuggite da situazioni drammatiche e avrebbero ogni diritto a ricevere assistenza, vivono in condizioni deplorevoli(…)”

Una vergogna Svizzera e Italiana che passerà probabilmente sotto silenzio, perché diciamolo chiaro: alla buona parte di noi va bene così, e chi se ne infischia dei diritti umani. Ma noi siamo corretti, anche alla frontiera, lo dice Gobbi. E allora siamo in una botte di ferro.