...è ora di svegliarsi

Cerca nel sito

Iscrizione Newsletter

Seguici su Facebook !

Rassegna stampa

Muri infami - 14 settembre 2016

di Fernando Pedrolini (La Regione Ticino del 14 settembre 2016)

Ricordate quando la Repubblica democratica tedesca (passata alla storia come DDR), per impedire la fuga dei propri cittadini verso la libertà, aveva eretto a Berlino un alto e impenetrabile muro isolando la parte cosiddetta democratica (appunto quella appartenente alla DDR) da quella occidentale ? La giusta indignazione del mondo libero era stata immediata e totale. Il muro era così diventato l’immagine stessa di un comunismo cinico e liberticida. Non per nulla, la successiva caduta del comunismo reale fu simboleggiata proprio dalla scomparsa di questo muro.

Ma, evidentemente, la storia insegna ben poco. E’ infatti di queste settimane la decisione della Francia (che, se non si fregia, come la DDR, della qualifica di democratica, richiama comunque alla libertà, fraternità e uguaglianza) di elevare un proprio muro lungo l’autostrada che conduce al porto di Calais per fermare (o, se si preferisce una terminologia più garbata, per filtrare) l’uscita dei profughi dai centri di raccolta sorti su suolo francese. Ma la Francia non è rimasta sola in questa singolare applicazione del principio di libertà, fraternità e uguaglianza: l’Inghilterra si è affrettata a correre in suo aiuto, coprendo addirittura i costi di questo muro nella speranza di ottenere così un più efficace controllo della propria frontiera verso il continente.

La comunicazione della prossima realizzazione di questo muro anti-migranti (che l’Inghilterra tenta di ingentilire chiamandolo “great wall”, quasi si trattasse di una semplice rivisitazione del vallo di Adriano o della stessa grande muraglia cinese) è apparsa sulla stampa mondiale come una notizia qualunque della quale prendere semplicemente atto, perché scontata e ineluttabile. Ma nemmeno molto nuova: persino Trump, nella campagna per l’elezione del futuro presidente degli Stati Uniti, con una delle sue tante alzate di ingegno, propone di fare altrettanto nei confronti del Messico.

Dove sono gli indignati dell’epoca del muro di Berlino ? Probabilmente il loro attuale silenzio può essere così spiegato (anche se non giustificato). La sinistra istituzionale comprende e si adegua dal momento che è lo stesso Governo socialista di Hollande a volere il nuovo vallo. La destra benpensante, a sua volta, acquieta la proprie coscienze dando atto che se l’Inghilterra, governata dai conservatori, lo appoggia deve essere per forza una cosa buona e giusta. Insomma, l’abito fa il monaco.

Si dirà che c’è muro e muro, che quelli di Berlino e di Calais non sono proprio identici. Questo è sostanzialmente vero. Mentre il muro di Berlino era destinato a non lasciare fuggire i sudditi dalla stessa DDR, quello di Calais tende esattamente all’opposto perché vuole arrestare il flusso dei migranti che premono per entrare in Europa. Del resto è – speriamo ! – pensabile che presto o tardi i doganieri francesi e quelli inglesi non spareranno su chi tenterà di forzare il muro così come facevano invece, a Berlino, i vopos di non grata memoria, anche se tensioni –magari violente- non sono certo da escludere.

Certo, quella dei profughi è una realtà di enorme portata e di ancor più difficile soluzione che l’Europa, come entità politica, non è manifestamente in grado di affrontare, tantomeno in modo umano, equilibrato e condiviso dai suoi Stati membri. Ma ciò non dovrebbe bastare per far sì che ognuno si senta autorizzato a battere proprie strade e adottare iniziative dettate dal proprio esclusivo interesse in barba alla stessa carta europea.

Non basta spiegare questo evidente tragico immobilismo dell’Europa con la debolezza della Commissione, l’inconcludenza dell’Europarlamento, lo squilibrio in termini di forza e di efficienza degli Stati che la compongono, lo strapotere della burocrazia che mira, come spesso accade, a garantire la propria sopravvivenza piuttosto che quella della stessa Europa.

 

Ma non v’è da stupire. Si tratta dell’ulteriore conferma che questa Europa ormai più non esiste da tempo. Sarebbe buona cosa se la Svizzera ne prendesse nota trattando – se sarà necessario – con questo fantasma almeno da pari a pari, continuando la politica degli accordi bilaterali, cui sembra essere votata anche la stessa Gran Bretagna, che farà certamente scuola.