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Rassegna stampa

L'inferno degli angeli - 31 agosto 2016

“L’inferno degli angeli.” Idomeni: ma qualcuno se la ricorda?

Stefano Ferrari (Gas Social 31 agosto 2016)

Volevo passare la notte nella tendopoli di Idomeni. “Tornate indietro, il campo è chiuso!”. La polizia greca blocca l’unico accesso alle 10 mila anime bloccate sul confine con la Macedonia.

Non voglio rinunciare e ci riprovo 3 ore più tardi con un gruppo di clown, due portoghesi e una brasiliana che tentano di portare un nutrimento fondamentale per molti bambini: il sorriso.

Arrivati al blocco della polizia, tutti gli agenti sono impegnati a controllare una fila di profughi a piedi, piegati dal peso delle loro borse e ancor di più dal logorio della loro infinita fuga. Approfittiamo di quei pochi secondi in cui la polizia è distratta e superiamo il ponte. I clown urlano come dopo un gol, mi aggiungo anche io alla loro “torcida”.

Arrivati al campo qualcosa attira l’attenzione di molti: vicino al filo spinato eretto per bloccare il confine macedone, una famiglia ha rimesso in spalla tutto. Uomini, donne, ragazzi e bambini piccoli si stanno incamminando all’imbrunire davanti agli sguardi silenziosi degli altri profughi. La direzione non è quella per cui hanno lottato, l’Europa. È quella contraria. La frase che mi entra come un pugnale è quella di un bimbo che avrà 10 anni : “torniamo indietro”! Il padre aggiunge “Se questa è l’accoglienza dell’Europa, preferiamo tornare sotto le bombe, almeno moriremo a casa”.

Capisco poi il motivo di una scelta quasi incredibile: non solo il confine non si aprirà, ma le ong che portano cibo e calore umano sono tenute ora fuori dalla tendopoli. Vogliono isolare e affamare le persone che così saranno più docili nell’accettare l’allontanamento da quel confine al quale sono aggrappate le speranze di migliaia di anime.

Cosa che arriva puntuale il giorno dopo con 900 poliziotti e un numero imprecisato di pullman che all’alba completeranno il piano: evacuazione totale di quella tendopoli, simbolo della chiusura dell’Europa, che era sotto i riflettori dei media da mesi.

E quei riflettori, di botto, si spengono. I pullman con i profughi si avviano verso Salonicco, i camioncini delle varie tv dalla parte opposta. Fine dello spettacolo, fine del problema. E la gente? Già, che ne è di loro?

La loro destinazione forzata sono i cosiddetti campi governativi: capannoni industriali abbandonati nei dintorni di Salonicco che raccolgono tende nelle quali d’estate non si può respirare. Capannoni che hanno un cinico quanto efficace effetto: dilatano il problema, lo rendono quasi invisibile, così che per mesi ancora potremo girare lo sguardo altrove.

Per fortuna ci sono molti che lo sguardo non lo girano perché l’umanità conosciuta in quella tendopoli non si dimentica. E fra questi, molti ticinesi che sotto il cappello dell’associazione Firdaus varcano il confine per sfamare i profughi accampati a Como e poi prendono un aereo per la Grecia per non dimenticare chi fino a qui non ci è mai arrivato.