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Rassegna stampa

Esiste un diritto all'illegalità? - 5 settembre 2016

Marco Züblin (Corriere del 5 settembre 2016)

La recentissima vicenda della granconsigliera socialista Bosia Mirra «passatrice» per motivi umanitari, almeno penso che lei si reputi tale, e gli atti dimostrativi della convertita islamica in salsa ticinese Nora Illi hanno dato fiato alla grancassa udicina e leghista, amplificata oltre ogni dire dalla sentina dei social (a proposito, non è ora di eliminare i nicknames e obbligare le legioni di trolls da tastiera a esternare usando nome e cognome?); sono state reclamate dimissioni immediate e punizioni esemplari, bibliche (la gogna, forse; meglio la lapidazione in piazza, per restare in tema). Le solite reazioni che tuttavia fanno un po’ specie quando provengono da aedi di un movimento che ha fatto dell’illegalità il proprio marchio di fabbrica, il motivo della propria nascita ed esistenza; carovane della libertà, appelli alla distruzione dei radar, esercizio costante e orgoglioso dell’insulto e, all’approdo in governo, misure legislative contrarie al diritto e prassi amministrative di dubbia legittimità. Legalismo a doppia velocità, doppia morale; niente di nuovo su questo fronte. Consoliamoci perché non siamo soli a dover fare la conta di queste miserie; infatti, e sembra di sognare, la Francia patria dei lumi e alfiere un po’ arrogante del diritto (donneurs de leçons professionisti, i nostri vicini) deve far fronte alla «ribellione civica» dei sindaci sul tema burkini e anche il primo ministro «socialista» Valls – annusata l’aria in vista delle elezioni presidenziali – dà il proprio sigillo e sostegno alla contestazione di una sentenza pur definitiva e pur emessa da un tribunale competente.

Il mio parere, se interessa, è che la legge e le sentenze devono essere sempre rispettate e applicate, senza se e senza ma; se non piacciono, la Svizzera può vantare uno straordinario e ineguagliato armamentario di strumenti per modificare le leggi.

La maledetta anagrafe mi permette di ricordare molto bene i tempi in cui il «diritto all’illegalità» aveva fatto scendere in piazza milioni di giovani in tutto il mondo; la nostalgia canaglia mi fa guardare con una certa commozione a quei tempi, e con tristezza a questi.