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Rassegna stampa

La disobbedienza é un sacro diritto - 4 settembre 2016

La disobbedienza è un sacro diritto, ma va rivendicata

Stefano Pianca (Il Caffé del 4 settembre 2016)

La chiamavano “rettorica”, con la doppia tronfia, ed è un mostro di cui non ci si libera mai. Dagli abissi dell’anima, dove le coscienze sonnecchiano, l’arte che veste di concetti virtuosi i pensieri vuoti è infatti tornata a galla. Colpa di Lisa Bosia Mirra, la deputata finita nei guai per aver violato quelle stesse leggi che aveva - solennemente insorgono i conformisti - promesso di rispettare. E giù prediche sulla ferita inferta allo Stato di diritto. Sul fatto che un eletto deve seguire le vie istituzionali per risolvere i problemi. Che non è aiutando quattro migranti ad entrare illegalmente nel Paese che si fa il loro bene. Che bisogna puntare su azioni concertate e non sulle imprese di cani sciolti...

Pensieri persuasivi, all’apparenza. Se non che i cittadini, c’è da sperare, non l‘hanno messa lì, la Lisa, per rispettare le leggi basterebbe un onesto sciocco, e ce ne sono - ma per cambiarle. Con cuore e intelligenza. È ciò che fa un mastino dell’iniziativismo come Pronzini, che dentro di sé chissà quante volte avrà sognato un esproprio proletario. Ma poi si trattiene, preferendo esercitare il suo ruolo politico con accanimento.

È questo il punto. Se anche Lisa Bosia valicando non solo la dogana di Stabio, ma anche il limite del diritto, abbia voluto così manifestare - ossia rendere pubblica - la sua ribellione civile contro la disumanità di uno Stato che alza muri e spalle davanti a chi fugge da situazioni spaventose. Oppure se ha agito nell’ombra come una passatrice qualunque. Se la sua azione fosse politica verrebbe da accostarla a Pannella. E invece, con un filo di esagerazione, i suoi sostenitori vedono in lei una Madre Teresa del Mendrisiotto. Mentre quella vera, per ironia proprio oggi, domenica, viene santificata a Roma.

Si sa che è dei santi passare dagli altari alla polvere o nel fango come Francesco d’Assisi. Le chiamano virtù eroiche e sprigionano da quella pazzia di chi crede che il mondo possa essere ancora raddrizzato. Non a caso “eroina” è stata definita la stessa Bosia. Ma antitetica e speculare s’è levata la voce di quanti ne chiedono le dimissioni per lesa maestà alla carica. Da curve opposte, sui social ci si insulta allegramente o si argomenta tirando in ballo Padre Rivoir, il “passatore” dei cileni in fuga da Pinochet o, prima ancora, del capitano Paul Grüniger che salvò migliaia di ebrei.

E Bosia? Forse è della stessa pasta. O altrimenti, flirtando col martirio e scatenando un putiferio, ha solo fornito un alibi per non chiederci quale sia il nostro personale programma per l’umanità. E sarebbe un peccato.