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Rassegna stampa

Le guardie di confine svolgono un lavoro non loro - 31 agosto 2016

«Le Guardie di confine svolgono un compito non loro». E intanto Ismail, Mussie e Robel…

Secondo Denise Graf di Amnesty International la Svizzera viola i diritti dei minori. «Bisogna cercare la loro famiglia e promuovere il ricongiungimento familiare. Dovrebbe farlo però la SEM»

Ticino libero (mer 31 agosto 2016)

CHIASSO - Ismail ha 17 anni ed è eritreo, con due fratellini più piccoli, sbarcati dopo di lui, è stato respinto alla frontiera con la Svizzera, dove dice di avere un altro fratello. Anche Mussie, 16 anni, è eritreo, e neppure la presenza del fratello, rifugiato in Svizzera e venuto a prenderlo, lo aiuta: viene respinto cinque volte. Robel, 30 anni, al terzo tentativo ha potuto ricongiungersi a moglie e figlia. Sono tre storie fra le molte di chi viene respinto al confine, a Chiasso, dalle Guardie di confine: 3.518 in luglio e 3.406 in agosto. È l'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione a fornire i numeri.

Ne abbiamo parlato con Denise Graf, giurista e esperta di asilo della Sezione svizzera di Amnesty International.

La Svizzera sta violando i diritti dei migranti?

«Sì, secondo Amnesty International la proceduta al confine non è conforme col diritto internazionale. Servirebbe una pre-procedura in cui tutte le persone siano intervistate, con un interprete, dalla SEM, per identificare chi è particolarmente vulnerabile, come i minori e le persone torturate. I minori dovrebbero essere assistiti da una persona di fiducia e informati sulle possibilità che hanno, poi andrebbe eseguita una ricerca dei famigliari che dicono di avere in Europa per permettere un ricongiungimento familiare».

Come bisogna, appunto, agire di fronte a minorenni?
«Se sono riconosciuti come minorenni vanno cercati i familiari. Dublino III permette e incoraggia i ricongiungimenti familiari. Si può chiedere al paese dove risiede la famiglia di dichiararsi competente della misura d'asilo del minorenne. Nel frattempo egli deve stare in Svizzera, in un campo della SEM, ma le ricerche avvengono in tempi brevi, per cui non resterebbe nel paese per molto».

E se essi non hanno una famiglia a cui ricongiungersi, cosa succede?
«I minori che non hanno famiglia, se la Svizzera non si considera come responsabile, deve chiedere all'Italia di riprenderlo, ma deve assicurarsi che sia messo una istituzione prevista per accogliere i minori secondo la legge italiana, verificando che sia conforme alle convenzioni dell'ONU».

Quante sono le persone respinte?
«Abbiamo potuto stabilire che ci sono più di 450 minori che sono stati respinti senza prendere le precauzioni indicate. Secondo le autorità svizzera sono più di 7000 i respingimenti, ma non sono altrettante persone, perché qualcuno ha fatto più di una richiesta».

C'è anche il problema dei minorenni che in realtà non sono tali...

«Quando una persona dice di essere minorenne, ha diritto alla procedura, poi vengono presi dei provvedimenti per capire se lo è. Se è adulto, ovviamente viene trattato come un adulto. Questo non dovrebbe essere compito delle autorità di confine, comunque. Io a Como ho parlato con una trentina di minori e sono convinta che la stragrande maggioranza lo è davvero: la struttura del discorso, il contenuto, la fisionomia e il fisico mi facevano pensare che lo fossero. Non escludo in ogni caso che alcuni si sono definiti minori e in realtà non lo sono».

Le Guardie di confine agiscono rispettando i diritti delle persone?
«Ho osservato le Guardie di confine, erano tranquilli e corretti con le persone in arrivo, parlavano con loro in modo calmo ed erano rispettosi. Per quanto concerne il controllo fisico, ho parlato con un minore che mi ha detto che è stato sottomesso a un controllo importante, gli altri mi hanno raccontato di procedure normale. Ciò che ci spaventa è che le Guardie di confine affermano di non denudare mai una persona completamente bensì in due volte, dalle nostre interviste emerge una versione completamente opposta. Speriamo che il controllo venga effettuato in due volte. Abbiamo intenzione di intervenire e di dire alle Guardie che abbiamo avuto testimonianze diverse dalle loro, e chiederemo di operare il controllo in due volte».

Dunque, nulla da eccepire riguardo il loro atteggiamento, a parte il dettaglio del controllo?
«Non abbiamo potuto vedere tutto, ma a livello di procedura è stato assegnato loro un compito per cui non hanno la competenza. Le Guardie fanno un lavoro corretto secondo quanto è stato detto loro di fare, il problema è che non sono competenti per quel ruolo. Non hanno i mezzi necessari, non hanno per esempio interpreti: come si possono stabilire i fatti senza qualcuno che traducesse? a me è capitato, a Como, per quel motivo di non poter parlare con alcuni minorenni, che non conoscono sufficientemente l'inglese. Le Guardie di confine lavorano con l'inglese».

Come sarebbe possibile avere interpreti per ogni lingua? E chi pagherebbe?
«La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha la competenza e i mezzi per quel lavoro, potrebbero e dovrebbero svolgerlo dunque loro, stabilendo chi deve rimanere in Svizzera e chi no».