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Rassegna stampa

La lezione dei migranti - 27 agosto 2016

(di Françoise Gehring, giornalista)

Corriere del Ticino del 27 agosto 2016

C’è una sovraesposizione mediatica sul dramma dei migranti che si sta consumando a Como, che m’interpella profondamente e mi preoccupa. Nei giorni scorsi, in occasione della visita di una delegazione di parlamentari svizzeri a Como, il circo mediatico era palpabile: purtroppo non c’erano solo professionisti giunti sul campo per capire e documentare in modo serio la situazione. Lo hanno percepito persino alcuni migranti che ci hanno detto: “Adesso siete tutti qua, sbattete le nostre facce sui giornali, ma siete pronti a dimenticarci”. Come non capire l’espressione di un tangibile disagio sui volti di coloro che stanno nel mezzo di un limbo senza via d’uscita, per i quali il viaggio sembra non terminare mai. Si ritrovano sulla terra ferma pure gli scogli di quel cimitero che è il Mare Nostrum, che pensavano di essersi lasciati alle spalle.

Così succede che i migranti sono al centro del campo, tra due estremi opposti. Da un lato la destra xenofoba che vuole innalzare muri invalicabili e che si diletta a parlare di “sinistronzi” rivolgendosi a tutti coloro che, in diverse forme, prestano aiuto ai migranti. D’altro lato movimenti antagonisti che denunciano a priori derive fasciste e razziste riferendosi a chi, sulla frontiera, è chiamato giorno e notte a svolgere compiti di controllo in situazioni di oggettiva difficoltà. In mezzo rimangono loro, i migranti, stritolati da una – purtroppo - reale strumentalizzazione politica e dall’assenza di una risposta chiara e univoca all’emergenza. Che non può essere né solo svizzera, né solo italiana.

Certo è che l’esasperazione dei populismi e degli estremismi non porta a nulla di buono. Anzi: alimenta un sentimento d’intolleranza astioso e pericoloso che è puro veleno per la coesione sociale. Solo con la lucidità della ragione e il rispetto del Diritto è possibile, forse, gestire l’emergenza. Tanto dal profilo della sicurezza, che è un bene di tutti, e sottolineo, di tutti. Quanto dal profilo dell’aiuto umanitario che è e resta centrale, in modo particolare per i minorenni non accompagnati. Secondo l’ONG “Save the children” rispetto allo scorso anno, il numero dei bambini che attraversano il Mediterraneo ha avuto un notevole incremento e il 90% dei minori sbarcati sulle coste italiane nel 2016 lo ha fatto senza i propri genitori.

A Como, come a Ventimiglia, Idomeni, Calais o Lampedusa, si è confrontati con una realtà che di locale ha in fondo ben poco, benché le implicazioni dell’emergenza migratoria in questi territori siano estremamente concrete. In realtà in questi luoghi si consuma il fallimento della politica europea e si specchia l’ipocrisia dei governi. Non solo: questo esodo di proporzioni bibliche è il risultato di scelte politiche ed economiche disastrose e predatorie, che hanno seminato in mezzo mondo e soprattutto nei Paesi da dove fuggono i migranti, povertà, ingiustizie, disuguaglianze, corruzione, conflitti armati, traffici sporchi ma estremamente lucrosi. Di questo nessuno si vergogna.

La crisi del mercato del lavoro che stiamo vivendo attualmente nel nostro Paese con la diffusione della precarizzazione, non aiuta. Molte certezze che fin qui ci hanno dato l’illusione di sentirci invulnerabili crollano, generando un effetto domino. Così mancanza di lavoro, dumping salariale, pensioni sempre più fragili, assenza di prospettive, speranze e sogni negati, spengono la capacità di guardare chi sta molto peggio di noi con gli occhi – perlomeno - della comprensione. Un atteggiamento di ripiego su sé stessi che deve, ugualmente, essere profondamente capito e che va possibilmente risolto con scelte politiche lontane anni luce da visioni neoliberiste e mercantiliste, che generano anche da noi forme di esclusione e nuova povertà.

Le paure sono legittime. Ci rendono fragili, ci disorientano. Comprenderle e dare loro una risposta, è un dovere. Questa risposta non può però essere né il populismo, né il razzismo, né il nazionalismo, né la martellante propaganda a fine elettorali per “marcare il territorio”. E tantomeno la mistificazione. Forse le strade migliori per uscire da questo clima avvelenato, sono tre. La prima è sempre la ricerca della verità che si basa sull’accurata verifica dei fatti e/o delle denunce e non su opinioni, indiscrezioni o strumentali manipolazioni della realtà. La seconda è la laicità da intendere come antidoto a ogni fanatismo e come espressione di contenuti quali eguaglianza, libertà di pensiero, di coscienza, di espressione e di religione. La terza è la cultura come conoscenza, coscienza politica critica, senso civico responsabile. Diceva Antonio Gramsci: “Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri essere umani”.