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Rassegna stampa

Emergenza migranti - 23 agosto 2016

Emergenza immigrati (Corriere di Como del 23 agosto 2016)

Profughi in stazione

La situazione di Como approda all’Onu

Denuncia dell’avvocato Paolo Bernasconi

 

L’avvocato ticinese Paolo Bernasconi, membro onorario del comitato internazionale della Croce Rossa, porta sul tavolo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati una denuncia sulla situazione in cui sono costrette a vivere centinaia di persone.

 (da.c.) Il dramma dei profughi a Como finisce sul tavolo dell’Alto Commissariatodell’Onu per i rifugiati.

Una denuncia sulla situazione insostenibile in cui sono costretti a vivere centinaia di persone è stata presentata alle Nazioni Unite dall’avvocato ticinese Paolo Bernasconi, oggi membro onorario del comitato internazionale della Croce Rossa del quale ha fatto parte per quasi trent'anni.

Attivo da sempre sul fronte dei diritti umani - tanto da promuovere a Lugano un festival cinematografico interamente dedicato al tema – Bernasconi ha trascorso l’intera giornata di sabato scorso tra le stazioni ferroviarie di Como e di Chiasso.

«Si è parlato di caos e di centinaia di profughi pronti a dare l’assalto ai treni - dice l’avvocato ticinese - nulla di più falso. Pochi poliziotti in tenuta antisommossa hanno dissuaso senza alcun intervento una ventina di migranti, tra i quali donne e bambini, dal salire sul treno per Chiasso.

Nessuna minaccia, nessun diverbio, né emergenza securitaria».

Una più grave emergenza, sottolinea invece l’avvocato Bernasconi, «quantomeno sul piano della legalità, anzi della illegalità, è la strategia ticinese che consiste nel chiedere alla polizia italiana di impedire ai profughi di prendere il treno per presentare la loro domanda di asilo alle autorità svizzere».

Secondo Bernasconi si tratta di «una grave e sistematica violazione delle tre convenzioni internazionali dell’Onu sull’accoglienza degli asilanti, sulla protezione dei minorenni e sul ricongiungimento familiare». Di qui, la decisione di denunciare quanto sta accadendo all’Alto Commissariato per i rifugiati di Ginevra.

Ma le critiche e le osservazioni di Bernasconi non si limitano alle scelte di politica migratoria del governo cantonale.

«Sabato scorso - dice ancora l’avvocato luganese - la polizia italiana è stata schierata in tenuta antisommossa, alla stazione di Como per bloccare la partenza di un gruppetto di migranti diretti a Chiasso.

Uomini, donne e bambini che avevano acquistato il biglietto del treno, pochi euro per la tratta da Como alla stazione internazionale.

Tutte persone per nulla pericolose né aggressivi, che volevano semplicemente salire sul treno diretto a Chiasso dove poi presentare la loro domanda d’asilo scritta e debitamente precompilata».

Nessun pericolo per l’ordine pubblico italiano, insiste Paolo Bernasconi, il quale poi, senza nascondere il tono polemico, si chiede:

«Ma quale norma di diritto italiano permette alla polizia di impedire la partenza da una stazione ferroviaria di rifugiati intenzionati a chiedere asilo in Svizzera?».

Allo stesso modo, continua ancora Bernasconi, sul fronte ticinese «non c’era alcun pericolo. Ma decine di poliziotti sono stati mobilitati a Chiasso, dalle 15 alle 19, a sostegno dei doganieri svizzeri, al solo scopo di impedire ai rifugiati di presentare la domanda di asilo». Tutto questo, sottolinea l’avvocato luganese, «in aperta violazione della legislazione svizzera, che impone ai funzionari della Segreteria di Stato sulla Migrazione (Sem) di esaminare le domande d’asilo senza interferenza da parte della polizia ticinese».

Ormai da settimane si vieta di fatto ai rifugiati, con manovre ai limiti (se non oltre) della legalità, «di chiedere asilo in Svizzera - conclude Bernasconi - andando contro i trattati internazionali.