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Rassegna stampa

Aiuto allo sviluppo - 21 giugno 2016

Aiuto allo sviluppo: una risposta a Lorenzo Quadri                                              

(Balerna, 21.6.2016)

Egregio Signor Lorenzo Quadri,

Sono Isabella Medici, da 20 anni capo dell’ufficio della Svizzera italiana di HELVETAS Swiss Intercooperation - organizzazione svizzera di cooperazione allo sviluppo. Ho trovato numerose inesattezze nel suo articolo “Aiuto allo sviluppo: la spesa esplode senza risultati”, apparso ne “Il Mattino della Domenica” del 5 giugno 2016.

Innanzitutto, lei parla di una esplosione della spesa per l’aiuto allo sviluppo, ma vorrei ricordarle che, al contrario, il Consiglio nazionale, con la sua decisione del 2 giugno 2016, ha ridotto il budget dedicato a tale settore dallo 0,5% allo 0,48% del reddito nazionale lordo (RNL). Non un taglio drastico come chiesto dai circoli borghesi, che volevano che questo scendesse addirittura allo 0,4% del RNL, ma pur sempre un taglio importante, soprattutto considerando che la Svizzera si è più volte impegnata a dedicare ben lo 0,7% del RNL all’aiuto allo sviluppo.

Per continuare, lei parla della sconfitta della cooperazione allo sviluppo, perché incapace di contenere i flussi migratori.  La migrazione è sempre esistita, e sempre esisterà, e non è collegabile al ruolo della cooperazione. Le guerre, da cui scappano la maggior parte dei rifugiati oggi, scoppiano per motivi per cui la cooperazione internazionale nulla può. Quello che invece la cooperazione può fare, e ha fatto, è nei dati del rapporto 2015 dei Millennium Goals delle Nazioni Unite, che la invito a leggere. Negli ultimi 25 anni, la percentuale mondiale di persone che soffre la fame si è dimezzata; 2,6 miliardi di persone hanno ottenuto l’accesso all’acqua pulita; la mortalità infantile si è dimezzata grazie a migliori condizioni d’acqua e di salute; la speranza di vita nei paesi più poveri è aumentata di 11 anni.  Frutto sì della crescita economica, ma anche del grosso contributo dell’aiuto e della cooperazione allo sviluppo, che ha creato le condizioni sociali, di salute ed economiche per questa crescita, ha formato le persone, ha permesso ai bambini di andare a scuola e di non ammalarsi di malattie diarroiche e alle mamme di avere un reddito.

Le ricordo, infine, che per un paese in cui la popolazione invecchia progressivamente e inesorabilmente, come la Svizzera, la manodopera estera non è soltanto un’opportunità, ma è addirittura necessaria. È il rapporto 2015-2016 della Banca Mondiale e del fondo Monetario Internazionale a dire che tutti i paesi, ricchi e poveri, possono beneficiare della migrazione, se questa è messa in atto con politiche adeguate.  

Io sono orgogliosa della lunga tradizione di solidarietà della Svizzera, e sono estremamente grata a tutte le persone che hanno a cuore il destino dei più poveri del mondo. Sono questi i valori che hanno contraddistinto il nostro paese e che, spero, continueranno a farlo.

Isabella Medici Arrigoni, Helvetas, Team Leader Ufficio della Svizzera italiana