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Rassegna stampa

Nel cantone tira un'aria cattiva, ma non é smog - 19 giugno 2016

STEFANO PIANCA (Il Caffé del 19 giugno 2016)

Gridava: “Britain first!”. “La Gran Bretagna prima”. Urlava queste parole l’assassino di Jo Cox, la deputata laburista contraria al Brexit caduta sotto i colpi di un folle. Cantilenano invece da anni “Prima i nostri!” i politici che in Ticino flirtano con l’iniziativa udc discussa nella seduta di parlamento che inizia domani, lunedì. Ora il paragone è chiaramente forzato e non si vuole certo stabilire un nesso tra il peggior atto di violenza possibile, l’uccisione di un essere umano, e la discutibile misura che promette una preferenza d’impiego ai residenti legando le mani ai datori di lavoro. Sebbene un’impronta, un peccato originale in comune ci sia...

Certo il parallelismo sembra derivare solo, come nei calembour, dalla suggestione dei suoni. Tanto che si potrebbe anche continuare con: “Prima i mostri”. Perché le parole, forse, non potranno uccidere, ma ferire sì con la loro violenza verbale che scava sotto la pelle senza lacerarla. E allora “Prima i nostri” - ma sì, diciamolo chiaramente - incarna uno slogan bellicoso e discriminatorio, perché fondato su una visione del mondo che esclude e mette in fila gli uomini sulla base dell’appartenenza a un territorio. E non valutando, come logica e giustizia imporrebbero, le qualità dei singoli. Conta solo la natura, si premia il caso.

Da tempo ormai in Ticino soffia il vento di un protezionismo che - con l’espandersi del populismo nel corpo del Paese - sempre più persone sono portate a ritenere “sano”. Quasi tutte sono adulte. Il virus non ha ancora infettato i ragazzi e basterebbe ascoltare i progetti e desideri dei liceali impegnati in questi giorni con gli esami di maturità (vedi il dossier d’apertura di questo numero) per capire quanto sbagliata sia l’idea di trovare soluzioni chiudendosi a riccio. La presenza di un’università ticinese non impedisce infatti ai giovani di recarsi negli altri cantoni, o all’estero, per seguire le loro migliori inclinazioni. E mai, c’è da giurarci, negli atenei prescelti si troveranno sbarrata la porta dall’orribile rifiuto: “Prima i nostri”.

Nel cantone invece tira una brutta aria. Di quelle che non purifichi nemmeno con le targhe alterne. È un’aria intossicata da chi, da decenni ormai, scambia la piazza della democrazia per una fossa biologica dove sversare i peggiori liquami. Ed è un gioco assai pericoloso perché trascina il Paese sempre più in basso e lo svilisce davanti al resto della Confederazione. Quasi quasi vien da rimpiangere il tempo in cui il motto dei pervenuti al potere era: “Prima i nastri!”.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Q@StefanoPianca