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Rassegna stampa

Fra libertà d'espressione e ricerca della verità - 1 giugno 2016

MA.MO. (La Regione 1 giugno 2016)

Nella sua introduzione e nel corso del dibattimento Donatello Poggi è incorso in una contraddizione sostanziale: dapprima – soffermandosi sul proprio interesse storico per il conflitto nei Balcani e rimarcando di non dare quasi mai credito alle versioni ufficiali – ha detto di riconoscere in effetti l’esistenza di un massacro dei musulmani a Srebrenica, aggiungendo però che fra i serbi si contano comunque almeno 3mila vittime: «Sono forse figlie di un dio minore?», ha chiesto sostenendo che «gli storici non la raccontano giusta e che vi sono studi ancora aperti in merito». Più avanti, citando anche la propria risposta data durante un interrogatorio, ha invece detto di «non essere in grado di affermare se a Srebrenica vi sia stato un genocidio». Questo nonostante vari organismi mondiali (in primis il Tribunale penale internazionale dell’Aja e il Parlamento europeo) abbiano indicato i responsabili, ultimo in ordine di tempo Radovan Karadzic, l’ex presidente dell’autoproclamata Repubblica serba condannato lo scorso marzo a quarant’anni di reclusione per questo e altri crimini di guerra. Una versione ufficiale che Poggi ha liquidato nei suoi testi come “un inganno, una menzogna”. Nella requisitoria la procuratrice pubblica Valentina Tuoni ha rimarcato come l’imputato «pubblicando i due scritti non fosse spinto dalla volontà di ricercare la verità storica bensì di contrapporvi una tesi complottista internazionale orientata a concludere che tutti i musulmani rappresentano il nemico». Tracciando un parallelo con la seconda guerra mondiale, la magistrata ha detto che «mettere in dubbio il genocidio di Srebrenica è come dubitare dello sterminio degli ebrei asserendo che ci sono state anche vittime naziste». L’invito della procuratrice è netto: «La libertà d’espressione su certi temi può restare fra le mura domestiche, in una cerchia di amici, senza arrivare ai media». La tesi accusatoria è stata sostenuta anche dall’avvocato Paolo Bernasconi , legale del denunciante: «Con la norma sulla discriminazione razziale la Svizzera si è dotata di uno strumento che limita la perturbazione della tranquillità pubblica, e con essa la negazione dei genocidi». A far stato per la ricostruzione della verità, ha aggiunto Bernasconi, «non è la giustizia privata, bensì il Tribunale della Storia, ossia quella Corte penale dell’Aja che è espressione di tutti i Paesi riuniti. La libertà d’espressione deve tenerne conto. E una persona che gode di credibilità come Poggi, già attivo in politica sul piano comunale e cantonale, deve saperlo bene. Non è possibile equivocare sui genocidi dicendo che ‘ci sono state anche altre vittime’».

‘Nessuna crociata razzista’

Dettagliata l’arringa difensiva dell’avvocato Andrea Rotanzi , che tuttavia non ha fatto breccia nel giudice. «Poggi non nega il massacro né lo minimizza, semmai dice che vi sono state vittime su entrambi i fronti. Non ha scritto che il genocidio non c’è mai stato, ma si è lasciato convincere del fatto che la tesi ufficiale sia incompleta e lasci campi oscuri». Quanto al fatto che il Codice penale punisca chi minimizza, Rotanzi ha invece evidenziato che «Poggi non ha affatto minimizzato, semmai l’esatto opposto laddove afferma che la realtà di quanto accaduto è assai più complessa di quanto riconosciuto dagli organismi internazionali e non fa l’unanimità degli storici». Nemmeno, secondo il difensore, si può dire che Poggi abbia agito mosso da odio o razzismo: «Ha sempre detto che la sua non è una crociata contro nessuno, semmai la volontà di approfondire la storia e di aprire un dibattito considerando anche altri aspetti». Prendendo per oro colato il libro ‘Srebrenica, come sono andate veramente le cose’, Poggi nei suoi scritti appare tuttavia meno propenso al dibattito: “Questo libro ci dimostra che un massacro c’è veramente stato, con una piccola differenza però rispetto alla tesi ufficiale: vittime sono stati i serbi, con 3’280 morti (...) L’altro massacro, quello dei musulmani, presenta molti lati oscuri, nonché l’indubbia utilità del tentativo di incastrare la componente serba”.