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Rassegna stampa

I veri cattivi maestri - 22 maggio 2016

I veri“cattivi maestri”di oggi non scrivono né insegnano

Renato Martinoni (Il Caffé del 22 maggio 2016)
C’erano un tempo i bravi maestri. Erano persone in genere affidabili, spesso severe, non di rado manesche. Se un allievo andava a casa e raccontava: “Il maestro mi ha dato un ceffone”, la madre o il padre, di solito entrambi, rincaravano la dose aggiungendo: “Te lo sarai meritato! Ora ti do il resto della paga!” (Non erano ancora stati inventati i genitori-avvocati che oggi non hanno che un traguardo: difendere a spada tratta il loro pargolo, quali che siano le sue mancanze. I problemi, si sa, vanno tenuti nascosti sotto un cumulo di chiacchiere e di ipocrisie).

È poi venuto il turno dei cattivi maestri. Non insegnavano alle elementari ma nelle università. O erano “intellettuali”. Scrivevano libri: di sociologia, di storia, di filosofia, di fisica. Erano atei e quasi sempre di sinistra. Criticavano con parolone e parolacce la società dei consumi, l’imperialismo americano, le guerre mosse a popoli indifesi. E proclamavano con enfasi la rivolta, il diritto all’emancipazione, il valore della libertà. A volte, poveri illusi!, sognavano le rivoluzioni. (Ma poi il regista e scrittore comunista Pier Paolo Pasolini, parlando degli studenti che si scontravano con i poliziotti, diceva spiazzando tutti quanti: io sto con i poliziotti. Sono loro i veri figli dei proletari…).

Sono stati i “cattivi maestri”, si ripete ora banalizzando la questione, a traviare i giovani di un tempo, a portarli sulla cattiva strada. Sarà. Il fatto è però che i “cattivi maestri” non sono certo spariti dalla faccia della terra. Quelli di oggi non scrivono più libri. Non fanno più lezione nelle aule accademiche. Sono i populisti che, applauditi alla grande da gente pagata, tengono discorsi pubblici, promettendo mari e monti e calando mazzate a destra e a manca. Sono i manager e i banchieri che, sniffando cocaina, danno il loro bel contributo ai traffici loschi delle mafie. Sono le multinazionali che si arricchiscono con i pesticidi, e intanto impestano il mondo e uccidono la gente, gli animali e le piante. Sono i magnati delle televisioni che rincitrulliscono la gente con dei programmi demenziali. Sarà anche vero che un tempo c’erano i “cattivi maestri”. Avevano però un nome e un cognome. E non erano ricchi. Oggi i “cattivi maestri”, tranne i populisti, sono tutti anonimi. E sono molto peggiori, e assai più diseducativi, degli intellettuali di quaranta o cinquant’anni fa. Altro che prendersela con quelli là per spiegare i mali e le magagne di questo mondo.