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Rassegna stampa

Teatrini senza applausi - 9 maggio 2016

Teatrini senza applausi

di Paolo Ascierto (La Regione del 9 maggio 2016)

Di applausi ce ne saranno pochi. Perché quello sul palcoscenico della politica cantonale è un teatrino da due soldi. O per due soldi. Con il furioso Attilio Bignasca a vestire i panni del protagonista.

In questi giorni il coordinatore della Lega non perde infatti occasione per minacciare a destra (soprattutto) e a manca (un po’ meno): se il prossimo 5 giugno il popolo dirà no alla tassa sui posteggi di Claudio Zali, al secolo tassa di collegamento, il suo movimento boccerà la manovra di risanamento da 185 milioni e andrà all’opposizione. All’opposizione nonostante i due seggi in Consiglio di Stato, le poltrone che vanno sommandosi nei vari Cda del parapubblico e le sedie conquistate nei Municipi che contano.

Uno scenario al di fuori di ogni logica, tanto quanto fuori luogo suona la minaccia di Bignasca che non porta neppure una goccia al mulino di Zali e alla strategia del governo per ridurre il deficit del Cantone. Un’aggravante alla quale se ne aggiunge un’altra: l’assolo del coordinatore della Lega si sposa bene con la cacofonia che fa da sottofondo alle ondivaghe posizioni degli altri partiti. Cominciando dal Plr che in Gran Consiglio ha appoggiato la tassa targata Zali, invitando in un secondo tempo, per tramite del suo Comitato cantonale, a bocciarla. Lo stesso vale per il Ppd che lascia libertà di voto su uno dei temi cardine della legislatura. L’impressione è che, sia in casa liberale radicale che in quella popolare democratica, quando si tratta di decidere su questioni che toccano da vicino l’economia si preferisca fare orecchie da mercante. E il Ps? È in un angolo, costretto all’opposizione e in cerca di se stesso.

Insomma, quella a cui assiste in questi giorni il pubblico – pagante – dei cittadini ticinesi pare una commedia dell’arte. E il canovaccio per i prossimi mesi, quelli decisivi per il futuro del risanamento delle finanze, assomiglia a quello che si ripete a ogni presentazione dei preventivi dello Stato. C’è chi sostiene che non si è fatto abbastanza sul fronte delle uscite, chi chiede di rivedere i compiti dello Stato, chi si allarma per la socialità e via dicendo.

Nulla di nuovo. Compreso il rischio che salti tutto e che, poco più di un anno dopo le elezioni cantonali, cali il sipario sulla legislatura e prenda il via l’ennesima e logorante campagna elettorale anticipata. Niente paura però. Alla fine con ogni probabilità si troverà un fronte più o meno compatto per dare il via libera a quella sessantina di milioni di misure con le quali il Gran Consiglio parteciperà alla manovra di risanamento.

Incerottato, il paziente sopravviverà in qualche modo. E il pubblico pagante? Di applausi ce ne saranno pochi. Forse perché molti non capiranno nemmeno che la commedia è finita, che le finanze cantonali sono salve grazie a qualche tassa in più e a qualche servizio in meno.

Per molti la politica rimarrà quel non luogo dove si è deciso di segnalare i radar, di fare la voce grossa con Berna e con Roma o di prendersela in qualche modo con i frontalieri, fonte di ogni male.

Intanto, anno dopo anno, i sipari continueranno ad alzarsi e ad abbassarsi per altri teatrini, per altre battaglie per finanze sane e per una fiscalità competitiva. Di nuovo, in scena mancheranno speranze, visioni e progetti a lungo termine. Quelli sì che meriterebbero un applauso.