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Rassegna stampa

Non si é saputo arginare il degrado - 17 aprile 2016

Non si è saputo arginare il degrado del confronto e del linguaggio pubblico

LAURA SADIS, ex consigliere di Stato (Il Caffé del 17 aprile 2016)

Lo sguardo sull’ultimo appuntamento dell’anno elettorale mi porta a dire nulla d’inatteso: rafforzamento più capillare della Lega dei Ticinesi, contenimento dei danni per i partiti così detti storici al di là delle particolarità locali tipiche di questo genere di consultazione popolare. Ma non è il risultato contingente, seppur significativo, che m’interessa, bensì la conferma di un andamento della politica vieppiù rafforzatosi negli ultimi quadrienni.

A scanso d’equivoci lo dico subito: non provo un sentimento di avversione e tanto meno di rancore – considerata la mia attività politica sino allo scorso anno – nei confronti degli esponenti della Lega. Non fa parte del mio modo di essere, fosse anche solo per una sorta di pigrizia esistenziale, quindi senza alcun merito, ingombrarmi inutilmente l’animo con improduttivi sentimenti negativi, non ne vedo il senso.

Diverso invece il mio sguardo sul modo di fare politica e non solo leghista.

Sono anni in cui la memoria, anche quella di breve termine, di ciò che si è detto e fatto in politica misteriosamente scompare e, assai disinvoltamente, si cambiano diametralmente posizioni senza provare il minimo imbarazzo, concetto questo molto diverso dal sacrosanto e anche salutare diritto di modificare la propria opinione. Per non parlare inoltre dei metodi incivili con i quali, domenica dopo domenica, ma non solo la domenica e con il qualificato silenzio interessato di molti, con il randello delle parole e l’olio di ricino delle bugie si distruggeva il “nemico” pur di agguantare consensi e potere. Goccia dopo goccia, si sa, la menzogna diventa comune sentire e quindi verità.

Bruno Costantini dalle colonne del Corriere del Ticino parlava di “tifoserie” e credo non avesse torto. La squadra del cuore non si abbandona mai. Accada ciò che accada. Ma non siamo su un terreno erboso.

Con la democrazia si gioca su un terreno delicato e truccare il gioco è purtroppo molto facile. Ma come arginare questo andazzo del fare politica? Se ci si rifiuta di manipolare cinicamente l’opinione delle persone conquistando sì consensi ma sfruttando gli umanissimi timori dei cittadini? E una volta agguantato il potere cosa si fa? Il recente esempio del neo responsabile delle Finanze, il consigliere federale Maurer è, nel suo piccolo, eloquente.

La mitizzazione del popolo sovrano ci fa dimenticare che la maggioranza può non avere sempre ragione, tanto più se il processo di formazione di un’opinione è viziato.

Le debolezze della politica cantonticinese sono facilmente identificabili.

Timore di perdere di fronte agli elettori, conseguenti perenni titubanze, tatticismi di breve termine, piccole ripicche e rivalse reciproche. Per non parlare poi dello scadimento del confronto politico e del linguaggio pubblico. A tutto ciò i partiti non hanno posto sufficiente e chiaro argine.

Quante volte ho dovuto constatare che una buona proposta veniva frenata solo perché non si voleva lasciare il merito di averla promossa ad altri. Quanto tempo perso. Quante decisioni ritardate. Spesso ho avuto la triste impressione che i confini partitici non fossero dettati dalla legittima e in democrazia salutare difesa di valori e visioni diversi, bensì che lo scontro fosse necessario a giustificare i confini stessi fra i partiti, quindi la propria identità e ragione d’essere.

Un partito, la politica devono essere qualcosa di più di semplici intercettatori di umori della cittadinanza. Ci si interroga sempre meno su ciò che accomuna idealmente le persone nella loro azione politica e sempre più i congressi diventano semplici raduni festivi.

Ci sarà una sana rivolta verso questo appiattimento? Una sana rivolta che non sfoci nella qualunquistica disaffezione alla politica ma che porti le persone a occuparsi di politica, non fosse altro perché è la sfera che influenza con le sue scelte la vita di tutti?

Riusciremo a non confondere la fretta con la velocità, la semplificazione con la ben più difficile capacità di sintesi, l’imbonimento con l’informazione, la tifoseria con la passione delle idee? Io penso di sì, rimango un’ottimista, viva questa nuova rivoluzione, un vero rinnovamento non di facciata o di sola modalità di comunicazione, ne abbiamo bisogno tutti.