...è ora di svegliarsi

Cerca nel sito

Iscrizione Newsletter

Seguici su Facebook !

Rassegna stampa

I limiti dei Partiti storici - 17 aprile 2016

I limiti dei partiti storici poco radicati nel territorio e incapaci di rinnovarsi

ANDREA GHIRINGHELLI, storico (Il Caffé del 17 aprile 2016)

Ho osservato da lontano le ultime elezioni comunali e i risultati non sono stati sorprendenti. Mi sembra che tutto sommato riflettano il contesto strutturale delineatosi in questi ultimi anni, con la presenza di un elettorato fluttuante, volatile e instabile, una grave crisi della democrazia rappresentativa e la spinta verso nuove forme di democrazia diretta, di cui il fondatore della Lega si era fatto interprete. In questa realtà i partiti storici sono stati ridotti a “sagome fantasmatiche”, che si ostinavano, e in parte si ostinano, a ribadire comportamenti e “narrazioni” novecentesche ormai improponibili, pagando poi un conto salato sul piano elettorale.

Il successo della Lega a me pare dovuto a due fattori: in primo luogo oggi come ieri la Lega ha colto umori e malumori di ampie fasce di cittadini di un cantone di frontiera con molte paure. Il muro, le frontiere a difesa del territorio patrio diventano parte simbolica e integrante della narrazione leghista e trovano terreno fertile. Niente di straordinario in tutto questo: attesta l’efficacia di un certo populismo in un momento particolare della storia europea. Semmai, la novità della Lega sta nel suo proporsi come strumento del buon governo a livello locale dove, a differenza del passato, sa pure esprimere una leadership in grado di stabilire delle relazioni sociali credibili con il territorio: si veda, per fare un solo esempio, il notevole successo della candidata leghista nel Comune di Blenio.

D’altro canto, ed è il secondo fattore da considerare, l’adesione alla Lega che mai ha accettato la qualifica di partito, anche se di fatto partecipa alla gestione del potere e delle risorse pubbliche, né più né meno come gli altri partiti - conserva il sapore del voto difforme, del voto di protesta, del voto contro. Nella realtà la Lega presenta parecchie contraddizioni, e la sua politica di oggi smentisce in parte quella di ieri, ma la sua narrazione continua ad alimentare e a sfruttare l’immagine del movimento antisistema che alla democrazia rappresentativa dei partiti, dissociata dai cittadini, oppone la democrazia del pubblico e dei cittadini. Questa capacità della Lega di conservare e coltivare nell’immaginario collettivo e nella forma una connotazione contestataria, antisistema e antipartitica, di movimento del popolo, vicino al popolo e per il popolo, rappresenta, credo, una delle chiavi del suo successo. E qui sarebbe interessante aprire una riflessione sulle modalità di comunicazione della Lega: a tale proposito gli studiosi parlano di “storytelling”, ossia dell’arte di raccontare storie per avere la meglio nella lotta politica.

E i partiti storici? Hanno in parte perso il loro radicamento nel territorio e scontano l’incapacità di rinnovarsi nei fatti. Hanno proclamato “largo alle nuove generazioni”: giustissimo e opportuno, ma si è dato per scontato, sbagliando, che ciò coincidesse con nuovi contenuti e un nuovo modo di far politica: non è stato così, ed è consigliabile non confondere, come hanno fatto in tanti, la politica con lo “spettacolo della politica”. In questi anni i partiti storici troppe volte hanno dato l’impressione che la loro azione e quella dei loro rappresentanti non promuovesse l’interesse generale e che, passate le elezioni, “la politica non avesse più bisogno dei cittadini”.

Un suggerimento: forse potrebbe aiutare una riforma elettorale che introduca nel Ticino un sistema maggioritario nell’esecutivo: avrebbe il pregio di mettere chi vince di fronte alle responsabilità di governo, e obbligare chi perde ad imparare l’inderogabile necessità di un’opposizione fondata su efficaci programmi alternativi.