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Rassegna stampa

I Ticinesi non vogliono più ragionare - 8 marzo 2016

I ticinesi non vogliono più ragionare

di Beat Allenbach (Corriere del Ticino dell’8 marzo 2016)

Che cosa avrà spinto la netta maggioranza dei ticinesi ad accettare l’iniziativa per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri criminali? Penso che non siano stati cosciente della posta in gioco. Non sapevano – lo devo presumere – che il Parlamento svizzero ha votato, quasi un anno fa, una legge rigorosissima per l’espulsione degli stranieri criminali. Questa legge, che entrerà in vigore il 1. ottobre prossimo, è appena conciliabile con il nostro stato di diritto. Ma l’UDC e la Lega, con la loro politica del tutto o niente, non hanno voluto riconoscere il grande passo fatto dalle Camere federali per venire loro incontro. Hanno così fatto credere alla popolazione che gli altri partiti avessero inventato la solita soluzione fittizia. Per fortuna la Svizzera tedesca e quella romanda hanno nettamente respinto quell’iniziativa popolare che, se fosse stata accettata, avrebbe gravemente danneggiato il nostro stato di diritto.

Chi avrà letto quel mostro di articolo costituzionale? Ho letto che quello ticinese sarebbe stato un voto di pancia. Ne dubito poiché la nostra pancia è un organo molto sensibile e se si mangia un piatto scadente, o si fa uno sforzo eccessivo, allora la pancia reagisce creando dolori e inducendo, in un secondo tempo, a maggiore cautela. Il voto del 28 febbraio è stato piuttosto la diretta conseguenza di un forte fastidio: la maggioranza dei ticinesi ha voluto semplicemente dire basta ai criminali stranieri e non era affatto interessata agli effetti né per le singole persone, né per la nostra democrazia. Il fatto che l’iniziativa dell’UDC volesse togliere alle Camere federali la competenza di legiferare e volesse strappare ai giudici la competenza data loro dalla Costituzione di vigilare sull’applicazione delle leggi non ha rappresentato, per i molti ticinesi che hanno votato sì, nessun problema. Eppure chi avesse letto per intero il nuovo articolo costituzionale proposto dall’UDC si sarebbe probabilmente spaventato anche solo per l’incredibile lunghezza del testo proposto (oltre tre intere pagine del libretto delle spiegazioni del Consiglio federale riguardanti le votazioni del 28 febbraio).

Perché, allora, tanti ticinesi hanno accettato questo mostro di articolo costituzionale?

Sono dell’opinione che non conoscevano, o non volevano neppure conoscere, la sua reale portata. E qui mi riferisco alla grave responsabilità dei partiti storici che non si sono premurati di far risaltare i veri significati dell’iniziativa dell’UDC, propagandata con una campagna ingannevole, probabilmente rassegnati, sin dall’inizio, alla scontata sconfitta del no. Essi hanno quindi ignobilmente trascurato il dovere di spiegare ai loro membri e simpatizzanti gli effetti dannosi di quel brutto articolo costituzionale. Oltre a Dick Marty, che continua instancabile a battersi per i diritti dell’uomo e per lo stato di diritto, ben pochi hanno cercato di convincere i ticinesi; tra questi il già presidente dei liberali, Fulvio Pelli, che in un bell’ articolo sul CdT ha lucidamente spiegato la pericolosità del progetto UDC. Inquietante, per contro, il silenzio dei parlamentari federali borghesi di questo cantone. E neppure il «Corriere» ha voluto analizzare doverosamente l’effetto di un’eventuale accettazione dell’iniziativa.

È stata buona parte del popolo, non l’elite, a schierarsi contro l’UDC. Nella Svizzera interna la discussione è stata più intensa e più vivace anche grazie agli appelli di molti politici, attivi e in pensione, al lavoro dei media e, soprattutto, al risveglio della cosìddetta società civile. Accanto a magistrati, che pure in Ticino hanno lanciato un appello alla popolazione, si sono creati tanti gruppi come – per esempio «Operation libero», «Dringender Appell» (appello urgente) – che tramite internet, facebook e twitter hanno mobilitato decine di migliaia di persone di ogni età, raccogliendo pure molti fondi (un solo gruppo è riuscito a racimolare più di un milione di franchi grazie a moltissime donazioni di 10, 50, 100 e anche 1.000 franchi). A contribuire a questo successo è stata una buona parte del popolo svizzero, smentendo così il cliché, ripetuto fino alla noia dall’UDC, che fosse solo un’elite a combattere la sua iniziativa. È stato così possibile affiggere tanti manifesti, piccoli e grandi, nelle stazioni ferroviarie e in molti quartieri e organizzare tanti dibattiti e incontri. In Ticino la società civile, che tanti politici borghesi non si stancano di evocare, è però rimasta silente e in queste circostanze Udc e Lega hanno avuto facile gioco. Dopo questa battaglia ci sarà, in giugno, lo scontro sulla revisione della legge sull’asilo e, più in là, la lotta contro l’articolo costituzionale, sempre dell’UDC, «Diritto svizzero, anziché giudici stranieri». Quest’ultimo è un progetto ancora più pericoloso di quello appena respinto. Spero che allora i partiti in Ticino sapranno svegliarsi e che anche a sud delle Alpi si creino gruppi di cittadine e cittadini pronti a scendere in campo in difesa delle istituzioni svizzere e della nostra tradizionale ricerca di soluzioni pragmatiche ai molteplici problemi che ci assillano in questo mondo poco rassicurante.