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Rassegna stampa

La società civile non si riaddormenti - 2 marzo 2016

di Manon Schick, dir. Amnesty Int. Ch (La Regione 2 marzo 2016)

Il sussulto della società civile, domenica, è stato salutare. Senza questa mobilitazione spontanea e massiccia c’è da scommettere che l’esito sarebbe stato diverso. La società tutta si è mobilitata, dai movimenti dei giovani, alle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, passando per le chiese. Alcuni hanno fatto ricorso alla tradizionale distribuzione di volantini, mentre la maggioranza si è rivolta spontaneamente ai social media, trasformando i manifesti con le pecore e ricorrendo all’umorismo o, al contrario, a un tono grave, per raccogliere fondi e convincere la popolazione svizzera.

E ha funzionato. Raramente una campagna ha avuto così tanta visibilità, raramente un tema ha visto gli elettori mobilitarsi a tal punto. La posta in gioco era importante e la popolazione svizzera ha capito quanto era importante non erodere le fondamenta della nostra democrazia e non privare gli stranieri dei loro diritti fondamentali.

Sfortunatamente questa iniziativa non sarà l’ultima. Altre iniziative che mettono in discussione il diritto internazionale sono state o saranno lanciate. Penso all’iniziativa ‘Il diritto svizzero anziché giudici stranieri’, il cui obiettivo è privare gli abitanti del nostro Paese della protezione garantita dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Oppure all’iniziativa per vietare il burqa che, dopo quella contro la costruzione dei minareti, rappresenterà un nuovo attacco contro la comunità musulmana del nostro Paese, nel quale le donne che indossano il velo integrale sono soprattutto turiste di passaggio. La Svizzera non può sfuggire a una riflessione di fondo sulla questione dell’invalidamento delle iniziative incompatibili con le convenzioni internazionali. Il Consiglio federale ha già condotto un’ampia consultazione su questo tema, senza trovare una soluzione miracolo. È però ora di ridefinire chiaramente – con o senza una modifica costituzionale – i criteri per dichiarare non valide le iniziative popolari, qualora queste siano in contraddizione con le norme internazionali in materia di diritti umani. Senza questo importante passo la società civile rischia di doversi mobilitare per sempre contro delle iniziative tanto inutili quanto pericolose. Ma le cittadine e i cittadini di questo Paese non dispongono dei mezzi finanziari necessari per finanziare una campagna in vista di un voto. E i fronti non saranno sempre così uniti quanto contro l’iniziativa per l’attuazione. È essenziale mantenere la società mobilitata, continuando contemporaneamente a lavorare per rendere la nostra Costituzione e la nostra legislazione compatibili con le norme internazionali. Ne va dell’immagine del nostro Paese e della sicurezza del nostro diritto.