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Rassegna stampa

Espulsione per quali criminali? - 10 febbraio 2016

di Paolo Bernasconi, avvocato (La Regione del 10 febbraio 2016)

Attenzione attenzione, elettrici ed elettori: la cosiddetta “iniziativa di attuazione” propone di usare i cannoni contro gli avvoltoi. In realtà, si tratta di passeri. Il titolo dell’iniziativa è riferito agli stranieri “che commettono reati”, secondo la serie contenuta nel testo del lunghissimo articolo che dovrebbe entrare nella Costituzione federale. In realtà, tutta la campagna degli iniziativisti riguarda omicidi, stupratori, rapinatori, scassinatori e simili. Tutta questa cosiddetta ‘feccia’ della società, già oggi, da anni, viene espulsa dalla Svizzera per il semplice motivo che, in grandissima parte, si tratta di persone che vengono dall’estero soltanto per commettere reati e che, pertanto, non dispongono di nessun permesso di dimora. Inoltre, gli autori di questi reati, come di ogni altro reato grave elencato dall’iniziativa, verrebbero comunque espulsi già in base alle norme vigenti e al testo della legge che il parlamento ha approvato proprio in applicazione dell’iniziativa popolare votata dal popolo il 28 novembre 2010.

E allora, perché presentare una seconda iniziativa?

Per maggiore sicurezza, sostengono Udc e Lega dei Ticinesi. In realtà, l’iniziativa in votazione il prossimo 28 febbraio, rispetto a quella già approvata nel 2010 e che entrerà in vigore anche se dovesse essere respinta quella in votazione il 28 febbraio, aumenterà il numero degli stranieri espulsi, aggiungendovi, oltre alle parecchie centinaia che già vengono espulsi in base alle leggi vigenti, anche coloro che abbiano commesso reati bagatella, come p. es. la sottrazione di qualsiasi bene di valore superiore a qualche centinaio di franchi, commessa manipolando la serratura di un cancelletto da giardino, della porta di un’autorimessa, di una lavatrice automatica o di una bucalettere situata su un pianerottolo di casa. Tutte bagatelle, per le quali i tribunali infliggono pene ridotte. Secondo Udc e Lega dei Ticinesi, la sicurezza di tutta la Svizzera migliorerebbe molto se anche gli autori di queste bagatelle venissero espulsi immediatamente e automaticamente. Ma verrebbe parimenti colpito dalla revoca del permesso di domicilio anche uno straniero già condannato per qualsiasi tipo di reato anche più ridicolo di quelli elencati sopra, se nei dieci (sic) anni successivi, dovesse essere condannato per avere spintonato una persona durante un parapiglia carnevalesco, proferito una parolaccia minacciosa a qualsiasi persona in divisa, speso una banconota falsa oppure rovinato la staccionata di un giardino per entrare a riprendersi una sua gallina. Questa sanzione sarebbe pesantissima nei confronti delle migliaia di persone che sono nate e cresciute in Svizzera, senza ancora detenere il passaporto elvetico. Essere sbattuti fuori dalla Svizzera, anche se minorenni, facendo perdere il posto di lavoro, impedendo le relazioni con i propri famigliari, per essere sfollatisi in un Paese, di cui probabilmente non si conosce nemmeno la lingua, significa accrescere le possibilità di farne un criminale. In questo senso, l’iniziativa popolare è anche criminogena.

Massima sfiducia nei giudici

Inoltre, l’iniziativa popolare è comunque contraria a tutto il sistema che sta alla base del Codice penale svizzero, che è quello dell’applicazione graduale delle sanzioni e non della mazzata in testa ferrata da parte dello Stato di fronte alla prima marachella commessa magari in età ancora giovanile. Il Codice penale svizzero prevede p. es. che persino la pena detentiva fino a due anni possa essere sospesa condizionalmente, ossia lasciando aperta la possibilità di non mai essere eseguita grazie alla buona condotta tenuta da parte di chi ne è stato condannato. Questo principio di graduazione della pena verrà quindi completamente ribaltato. L’iniziativa manifesta la massima sfiducia nei giudici e nei procuratori pubblici svizzeri, ossia proprio in quelle autorità che lo stesso popolo svizzero ha chiamato a proteggere la sua sicurezza. Significativo è constatare che sempre gli stessi Udc e Lega dei Ticinesi propongano, mediante l’iniziativa subdolamente intitolata come “protezione della sfera privata”, che debba essere un giudice a stabilire in quali casi l’autorità fiscale svizzera possa ottenere informazioni da una banca per indagare su un reato fiscale in danno dell’Erario svizzero. Per contro, per revocare il permesso di dimora di uno straniero nato e cresciuto in Svizzera, condannato per le bagatelle suddette, basterà la decisione di un procuratore pubblico. Sono esposti a questo rischio i centottantamila cittadini e cittadine stranieri nati e cresciuti in Svizzera allorché, senza mettere in pericolo la sicurezza svizzera ma più che altro per dabbenaggine o bullismo giovanile, dovessero essere condannati per una delle bagatelle suddette. In realtà, grazie all’iniziativa popolare accettata nel 2010, tutti gli obiettivi riguardanti l’espulsione di stranieri condannati erano stati raggiunti e così pertanto migliorata, secondo gli iniziativisti di allora, la sicurezza della popolazione svizzera. Perché si torna alla carica con una seconda iniziativa? Perché gli stranieri per Lega e Udc sono persone di serie B, subumani, che vanno bastonati anche solo per una marachella? No, perché Udc e Lega devono continuamente creare occasioni per profilarsi, raccattare voti, quindi cadreghe, appalti e clientele.