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Rassegna stampa

Bignasca ricondannato - 16 gennaio 2016

Lesa la personalità di Francesco Ricci per le accuse di presunti legami mafiosi

di Alfonso Reggiani (La Regione del 16 gennaio 2016)

La prima Camera civile del Tribunale d’appello respinge tuttavia la richiesta di 20mila franchi formulata dell’allora General manager di Comsa attivo al Lac

“È accertato che Giuliano Bignasca, come autore e la Meutel 2000 Sa come editrice, hanno leso illecitamente la personalità di Francesco Ricci rendendo sospetto quest’ultimo di collusioni mafiose” in tre articoli pubblicati sul ‘Mattino della domenica’. Comincia così il dispositivo della sentenza della prima Camera civile del Tribunale d’appello recapitata alle parti nei giorni scorsi.

Una sentenza che ha accertato pure che “Boris Bignasca, come autore, e la Rotostampa Ticino Sa come editrice, hanno leso illecitamente la personalità di Francesco Ricci rendendo sospetto quest’ultimo di collusioni mafiose nell’articolo pubblicato dal trisettimanale ‘10 minuti’ intitolato ‘L’ing. Ricci coinvolto in un’indagine sulla ’ndrangheta? Mafia al Polo kulturale?’ del 3 febbraio 2012”.

Questo è l’epilogo (parziale siccome le parti potranno inoltrare ricorso al Tribunale federale) dell’annosa vertenza innescata in seguito alle pubblicazioni ideate in via Monte Boglia che Francesco Ricci ha ritenuto lesive nei suoi confronti. Perciò, tramite il suo avvocato, nell’agosto 2012 Ricci si era rivolto alla Pretura di Lugano chiedendo pure 20mila franchi per torto morale. Pretura che ha trattato la causa con la procedura semplificata, confermando la lesione della personalità senza decidere sulle pretese pecuniarie limitandosi a respingerle. Contro tale sentenza Boris Bignasca, Giuliano Bignasca (nel frattempo come noto deceduto), Flavio Spiess, la Rotostampa Ticino Sa e la Meutel 2000 Sa hanno presentato ricorso nel febbraio del 2013. E la Camera civile del Tribunale d’appello ha dato loro ragione, ma solo sulla distinzione delle loro reciproche responsabilità nella diffusione degli articoli e, in parte, sulla pubblicazione del dispositivo della sentenza sui media mentre soccombono per tutto il resto.

Nella sostanza, il movimento di via Monte Boglia è andato ben al di là di ogni possibile e legittima critica politica a proposito del lavori allora in corso per il nuovo Polo culturale di Lugano. Negli articoli citati, ‘Mattino della domenica’ e ‘10 minuti’ hanno indotto il lettore a credere che Francesco Ricci fosse collegato ad ambienti mafiosi addirittura invitando il pg John Noseda a colloquiare con il giudice del Tribunale di Milano. Su questo punto, si legge nella sentenza, “l’articolo trascende nella maldicenza e pretendere che non leda la personalità della vittima è un esercizio vano”. L’esito dell’ultima sentenza si riflette anche sul dispositivo relativo alle spese processuali: un quarto a carico di Ricci, il resto a carico dei ricorrenti, Spiess escluso.