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Rassegna stampa

La speranza ha radici e rami - 7 dicembre 2015

Da poco più di un anno il Gruppo accoglienza si adopera per i richiedenti asilo di Losone

di Clara Storti (La Regione del 7 dicembre 2015)

Dopo la vernice al Centro la Torre di Losone, la mostra di alcuni migranti, ospiti dell’ex caserma, approda alla galleria di Casa Borgo a Locarno

 

Un’occasione d’incontro e scambio, aggregazione e condivisione quella proposta dalla mostra “Alberi della speranza” apertasi venerdì (visitabile fino al 15 gennaio) alla galleria Onda Lunga di Casa Borgo in Città Vecchia a Locarno (via Borghese 2), con un’anteprima il 29 novembre al Centro la Torre di Losone. La particolarità di quest’esposizione – una quindicina di quadri, realizzati con diverse tecniche e vari materiali di recupero come pet, stoffa eccetera, che ha dato forma al tema dell’albero, simbolo di vita e speranza – sta negli autori: alcuni richiedenti asilo ospitati all’ex caserma di Losone che, durante i martedì pomeriggio organizzati dal Gruppo accoglienza, hanno creato le opere.

Il Gruppo accoglienza è nato poco più di un anno fa con lo scopo di proporre dei pomeriggi di attività e svago per i richiedenti asilo alloggiati alla Casa San Giorgio (ex caserma). I ritrovi sono il martedì, dalle 14 in avanti, al Centro la Torre e sono aperti a tutti coloro che hanno il desiderio di passare un pomeriggio all’insegna della condivisione e dell’apertura verso gli altri. Uno di questi martedì, prima dell’inizio delle attività, abbiamo incontrato Antonio Lisi, addetto stampa, con cui abbiamo chiacchierato del lavoro dell’associazione e dei suoi obiettivi.

Iniziamo dalla mostra, come è nata questa idea? «È arrivata per caso. Quando ci siamo organizzati secondo le competenze di ognuno, coloro che hanno preso in mano l’attività creativo-artistica hanno proposto l’idea di creare quadri con soggetto comune: l’albero. Vedendo ciò che ne è scaturito, abbiamo pensato che sarebbe stata una buona iniziativa poterli mostrare. Abbiamo organizzato una prima vernice sabato 29 e poi – da cosa nasce cosa – ci è stato proposto di portare la serie di quadri alla galleria Onda Lunga. Tutto è nato senza pretese e in maniera spontanea».

Che cosa ci può raccontare del Gruppo accoglienza? «È nato circa un anno fa, quando, a seguito della notizia dell’apertura del centro richiedenti a Losone, la risposta di una parte della popolazione fu di contrasto. Chiunque, quando si trova confrontato con qualcosa che non conosce, ha una reazione di chiusura; in parte è inevitabile e comprensibile. La creazione di questo gruppo è stata la nostra risposta a questo fenomeno: ci siamo detti che si poteva fare qualcosa per avvicinare i profughi, piuttosto che allontanarli e abbiamo pensato di farlo proponendo loro delle attività di svago; tendendo loro una mano. E quindi abbiamo costituito questa associazione con un suo organigramma, aiutato da circa una quarantina di “monitori” che regolarmente si mettono a disposizione. L’idea alla base della nostra proposta è semplice: offrire delle attività di svago in un’atmosfera accogliente, affinché i richiedenti trovino un attimo di serenità e distensione».

Non offrite solo attività artistiche però… «È una delle proposte come giochi per bambini, ping-pong, cucito, bricolage, scrittura, corsi di italiano… in media partecipano dalle 40 alle 50 persone. Un numero più consistente renderebbe più difficile la gestione e, soprattutto, non permetterebbe di creare quell’atmosfera favorevole all’incontro e alla condivisione». Oltre alle attività ricreative, quali altri progetti avete avviato? «Con il tempo, si è sviluppata in parallelo l’attività di raccolta di oggetti e indumenti. La Confederazione provvede ai bisogni di base, come vitto e alloggio, per il resto bisogna attivarsi. La rete di reperimento abiti e altri generi funziona: il passaparola è molto efficace».

A distanza di un anno, come descrive quest’esperienza? «Molto bella e arricchente! Malgrado le paure di questi ultimi tempi, continuiamo a fare ciò che da un anno a questa parte abbiamo fatto. Tutto funziona molto bene e siamo sicuri di essere riusciti a far cambiare idea a una parte di coloro che erano contrari al centro d’accoglienza»; perché è importante ricordare che nessuno lascia la propria famiglia e la propria casa se la sua vita non fosse in pericolo: a causa della guerra da un lato, ma anche a causa di una situazione economica difficile. Troppo spesso, purtroppo, dimentichiamo la nostra storia (anche recente), fatta di nonni e genitori migranti verso una vita migliore. Una memoria corta che chiude le porte, fisiche e mentali, rendendo spesso ostica l’integrazione. Quindi, ben vengano iniziative come quella del Gruppo accoglienza!

“Condivisione e aggregazione sono i semi dell’integrazione”