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Rassegna stampa

Il passato ingombrante - 22 novembre 2015

Il leghista ticinese che aspira a diventare il settimo“gnucco”

Tutte le invettive della Lega contro Berna col complice silenzio del ministro

ANGELINO NEGRI (Il Caffé del 22 novembre 2015)

Spalti della Valascia, 24 novembre 2007: “Adess ghé scià ‘l negru!”. La storia è nota. L’infelice frase di Norman Gobbi, pronunciata all’apparire in pista del giocatore Anson Carter, non era passata inosservata. E non è stata dimenticata. Nemmeno dal Blick che recentemente l’ha ripescata per fare il contropelo al candidato leghista prestato all’Udc, in corsa per riportare un ticinese in Consiglio federale. Sapore di razzismo? Ma quando mai! È stato solo di un errore di gioventù, si giustifica ora.

Se di errore si è trattato, beh, allora diciamo che non è stato l’unico. Gobbi con chi ha la pelle scura o non vanta almeno una discendenza diretta da Guglielmo Tell non è mai stato tenero. Dobbiamo difendere “la nòsa gent …gridando in piazza quando il re è nudo e quando l’uomo nero è nero. E noi ci assumiamo la responsabilità di questo ruolo politico”. E prima ancora, preoccupato perché gli stranieri “non condividono nemmeno uno degli indicatori che li portano a far parte della nostra comunità”, lancia il grido d’allarme: “Svizzeri, difendiamoci! Non vogliamo diventare i negri della nazione!”

Affermazioni, le sue, in perfetta sintonia con la linea del settimanale leghista, razzista e xenofobo fin dalla sua nascita. Dal quale Gobbi non si è mai distanziato né quando sedeva in Gran Consiglio né in veste di consigliere di Stato. Per lui, dunque, andava bene che il Mattino si scagliasse contro la “gentaglia nomade” alla quale “far capire da che parte spunta il sole e quindi cominciare a mostrare i muscoli”. E andava bene che venisse lanciato un concorso fotografico “Scatta l’asilante”: un premio a chi riusciva a cogliere i richiedenti asilo che “delinquono, disturbano o rompono o comunque non si comportano in modo civile”. O che si scrivesse, mentendo, che nelle scuole elvetiche “Bande giovanili di allievi per lo più slavi terrorizzano, ricattano e umiliano i compagni svizzeri. Le molestie sessuali nei confronti delle compagne sono all’ordine del giorno, ma i responsabili delle delegazioni scolastiche cercano di minimizzare”. Oppure che il Mattino se la prendesse con i “Troppi neri in nazionale” o con i “Troppi neri sul bus” di Lugano!

Insomma, per Gobbi noi siamo gli svizzeri e gli altri, beh, diciamo uomini di serie B. Sembra confermarlo, sempre sul settimanale leghista, quando sparla dell’”Universalismo che, contro le tradizioni e i valori culturali locali, precetta l’uguaglianza degli uomini a tutti i costi”. E ancora: “L’universalismo catto-comunista vuole parificare le caratteristiche umane annullandole nella trascendenza della fratellanza universale”. E noi “dobbiamo comunque salvaguardare la nostra differenza e la volontà espressa storicamente di essere ‘liberi e svizzeri’. Sono questi elementi contraddistintivi che ci rendono unici e differenti, rispetto ai territori limitrofi e che hanno fatto la nostra fortuna”.

Noi siamo i perfetti, dunque. Con qualche eccezione. I Consiglieri federali, per esempio, bersagliati settimanalmente dal Mattino. Quando Gobbi non pensava ancora di mettersi una giacchetta double face colori della Lega a Bellinzona e dell’Udc a Berna - per tentare la scalata al governo della Confederazione, definiva “Deiss una scarpa con la suola rotta” e “Metzler una scarpa scucita”. Poco rispetto, diremmo. Giudizi che vanno però a braccetto ad altri apparsi sul Mattino (seppure non firmati da lui). Solo pochi esempi: “Le 7 capre del Konsiglio federale, i “sette besughi non si rendono conto, perché sono troppo gnucchi per capire”, “Un paese governato da somari cerebrolesi” e dai ”babbuini del Consiglio federale”.

E se per denegata ipotesi Gobbi dovesse essere eletto? Beh, per il Mattino i sette besughi, gnucchi, somari, babbuini resterebbero in sei. Lui no, diamine!