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Rassegna stampa

Per sconfiggere la paura sarebbe servita la speranza - 25 ottobre 2015

Gio Rezzonico (Il Caffé del 25 ottobre 2015)

“Abbiamo sconfitto la paura con la speranza”: così ha spiegato il suo successo elettorale in Canada il nuovo premier Justin Trudeau, figlio d’arte che scalza dal potere una destra conservatrice. Questo è proprio ciò che non è avvenuto in Svizzera e in Ticino durante le votazioni politiche federali dello scorso fine settimana. Nel corso della campagna elettorale elvetica e ticinese nessuno schieramento si è appellato alla speranza o alla notissima espressione di Obama: “Yes, we can!”. Hanno vinto in modo indiscusso su piano nazionale l’Unione democratica di centro (Udc) e in Ticino la Lega dei ticinesi. Due partiti alleati a livello federale, che hanno condotto una campagna meno aggressiva del solito. Soprattutto l’Udc, che non è ricorsa quest’anno alle pecore nere o ai topi che ci rubano il formaggio. La Lega continua invece a viaggiare a due velocità: aggressiva sul Mattino, meno nei dibattiti. Come possono riconoscersi i ticinesi che le hanno dato il voto nella copertina di domenica scorsa: “Sotto con la ramazza”, corredata con un’immagine che rievoca tristi passati?

Dicevamo che in Svizzera ha vinto la paura. Il populismo non solo ha interpretato e seguito gli umori della gente a scopi elettorali, ma se ne è servito per fomentare timori che hanno sì un fondamento nella nostra realtà, ma che sono stati gonfiati a dismisura con l’avallo anche dei partiti storici. Per rendersene conto basta vedere le ridicole reazioni stizzite dei politici ticinesi allo studio dell’Istituto Ricerche Economiche (Ire) che smaschera scientificamente parte delle loro esagerazioni. D’altra parte questo è il populismo, che si rivolge alla sfera irrazionale del cittadino sia nell’interpretare le sue preoccupazioni, sia nel fornire soluzioni affrettate e nella maggior parte dei casi irrealizzabili in un contesto civile internazionale.

Compito della politica è certamente quello di ascoltare gli elettori, non però per dare loro in pasto ciò che desiderano, bensì per anticipare i problemi fornendo soluzioni sagge e praticabili. I politici devono avere anche l’autorevolezza di saper sostenere e spiegare posizioni impopolari, nell’interesse dello Stato con la “S” maiuscola. Nella società moderna le questioni diventano sempre più complicate ed è soprattutto compito dei politici studiarle e spiegarle agli elettori. Delegare certe scelte alle urne, quando si ha a che fare con questioni troppo tecniche è una falsa democrazia. Soprattutto quando il cittadino non è in grado di compiere una scelta ragionata e consapevole. Non andiamo mica dal medico per spiegargli cosa deve fare, tocca a lui assumersi le sue responsabilità. In politica, per questo si va alle elezioni: per giudicare se chi abbiamo scelto ha fatto fronte ai suoi compiti, per decidere chi può rappresentarci e deliberare per noi.

In Svizzera, come purtroppo in molti altri Paesi europei, la politica sembra avere pericolosamente abdicato al suo ruolo. I partiti storici ticinesi - persino certe frange del Ps stanno scimmiottando la Lega. Ha ragione Quadri quando li accusa di fare la politica fotocopia! E gli elettori premiano l’originale, non la fotocopia. Oggi tutti gli sconfitti si chiedono dove hanno sbagliato. Per uscire dalla crisi è necessario che liberali, democristiani e socialisti tornino ad assumere il loro ruolo ideologico nella società.