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Rassegna stampa

Storie piccole - 15 ottobre 2015

Storie piccole

di Claudio Meier (Extra del 15 ottobre 2015)

L’emergenza-rifugiati non è fatta solo di numeri di morte o quote di accoglienza, e nemmeno di grandi storie di popoli in fuga e delle ragioni che li spingono a fuggire.

Ogni grande storia, lontana anni luce da noi, può diventare una storia piccola, ma molto vicina.

La mia è questa. Qualche giorno fa, alla riunione per i genitori della classe di scuola elementare di mia figlia, ero seduto al suo banco. Accanto a lei c’è una bambina eritrea, giunta da poche settimane. Visto che si parlava dei ritmi di apprendimento

della classe, l’insegnante ci ha raccontato che la piccola in pochi mesi è stata prima a Milano – dove non ha frequentato nessuna scuola – poi a Basilea, quindi a Neuchâtel, prima di approdare in Ticino. E forse, anzi probabilmente, dovrà ripartire di nuovo.

Questa è la piccola storia di una piccola bambina che caparbiamente lotta ogni giorno per costruirsi un piccolo mondo dentro un grande mondo che la sballotta di qua e di là. Confesso che da allora ogni giorno chiedo a mia figlia – alla quale non ho ancora spiegato la grandezza del mondo - se la sua piccola compagna, e ormai amica, è ancora nel suo banco.

Mi ha ricordato altre piccole grandi storie africane di cui una decina d’anni fa mi sono trovato a testimoniare. In Burundi – al centro della regione dei Grandi Laghi africani scossa dalla tragedia ruandese tra le etnie hutu e tutsi che come una bomba a grappolo aveva riempito di schegge impazzite tutti i paesi vicini – con gli incaricati del Dipartimento degli Esteri svizzero abbiamo visitato, a Ruyigi, le strutture dirette da Maggy Barankitse, che nel 2003 ha ricevuto il «Nobel dei bambini». In una di esse, poco più di una capanna illuminata solo da candele, su un giaciglio in un angolo c’era un neonato: nato già ammalato di AIDS, come tanti orfani di guerra, e senza possibilità di cure perché i medicinali costano troppo, agonizzava. Questione di

ore, forse di minuti. Perché, chiesi con cinico pragmatismo, prolungare la sua agonia, dedicargli tempo e risorse che potrebbero servire ad altri? Maggy rispose semplicemente: «per me il valore della vita non dipende dalla sua durata: anche solo dieci minuti, ma con qualcuno che ti vuole bene. Meglio accendere una candela che maledire le tenebre».

Le tenebre sono queste: un anno fa, il presidente dell’Eritrea Isaias Afwerki ha dichiarato: «Se c’è qualcuno che pensa che in questo paese ci sarà la democrazia o un sistema multipartitico... beh, questa persona può pensare queste cose in un altro mondo».

La piccola compagna di mia figlia non sa cosa siano la democrazia o un sistema multipartitico. L’incalzare delle tenebre l’ha intravisto forse negli occhi dei genitori. Lei, per fortuna, in un altro mondo c’è arrivata viva.