...è ora di svegliarsi

Cerca nel sito

Iscrizione Newsletter

Seguici su Facebook !

Rassegna stampa

Le narrazioni di un cantone che brucia...per finzione - 20 agosto 2015

Stefano Pianca (Il Caffé del 30 agosto 2015)

E’ un Paese accerchiato, minacciato da popoli che migrano sospinti dalla sola brama di godere delle nostre ricchezze. Non si spostano a cavallo come gli antichi barbari, ma su barche che talvolta tradiscono. Talvolta no, e allora da queste carrette del mare scendono gli ultimi, famelici, rosicchiatori di formaggio, pronti a perforare le nostre frontiere e infine ad affondare i loro denti nel frutto del nostro sudore. E qui tirano a campare. A sbafo”.

È una menzogna, ovviamente. Come quella di dire che esiste un allarme lavoro in Ticino. Eppure queste narrazioni fantastiche infuriano e penetrano così nel profondo da aver corrotto l’anima della gente. Indurendone il cuore, nonché la zucca. Già, la gente. Ormai il primo pensiero del “politico” al risveglio è quello di interpretarne al meglio le paure. Su tutte quella dello straniero che ci strappa il pane di bocca. Peccato - e qui il castello immaginario crolla che l’emergenza disoccupazione alberghi solo nella testa di chi vuol raccattare voti facili. Non lo diciamo noi, ma la sequenza - ininterrotta, da molti mesi ormai - di bollettini positivi che misurano la temperatura nel mercato del lavoro. Il paziente, il corpo sociale, non soffre infatti di quella febbre, che i seminatori di ansia dicono in salita al solo scopo di nutrire il mostro del populismo. È un fuoco che va costantemente alimentato così da tenere sulla graticola i cittadini. Garanzia di rielezione per quegli stessi candidati che, ad ogni elezione, assicurano di saper domare l’incendio... inesistente. Parole vuote, affidate al vento, ma capaci di generare un fumo che disorienta.

Nessuno, invece, sembra avere il coraggio di ricordare che - perché sono temi scarsamente paganti nell’urna - da quasi sette anni viviamo sull’unica isola rimasta al riparo dalla tempesta finanziaria perfetta che ha flagellato tutti, chi più chi meno, i Paesi europei. Solo gli Stati Uniti, domando la crisi con enormi iniezioni di denaro pubblico e intervenendo in maniera antitetica all’austerity europea, sono riusciti ad abbassare il loro tasso dei senza lavoro a livelli paragonabili, ma ancora più alti rispetto al 3,1% registrato a luglio in Svizzera (3,3 in Ticino).

Ora, arrivano altri numeri - che vengono approfonditi a pagina 2 e 3 - dati che attestano un aumento dell’occupazione nel secondo trimestre 2015. E il Ticino che funziona fa ancor meglio della media nazionale. Certo, i salari vergognosi - come sancito dal popolo - devono sparire, ma è su questo che la politica deve lavorare. Non sulla menzogna. Anche perché l’asticella s’è alzata. E stavolta per vincere occorrerà spararle davvero grosse.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Q@StefanoPianca