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Rassegna stampa

Il capitale umano - 13 agosto 2015

di Erminio Ferrari (La Regione del 13 agosto 2015)

Non è andato così lontano dal vero il ministro degli Esteri britannico quando ha detto che le dimensioni assunte dalla migrazione dall’Africa “minacciano” lo stile di vita e i sistemi di protezione sociale europei. A sua insaputa ha indicato e testimoniato in vivo la crisi di civiltà portata alla luce (prima che provocata) dal fenomeno migratorio dei nostri giorni.

Diciamo che non è merito di certi capipopolo e della destra che vi si accoda, ma un ruolo che ben si addice loro, di tradurre con ruvidezza ciò che gorgoglia nelle pance della cosiddetta “gente”. Il fatto è che quasi mai sono all’altezza delle parole che impiegano. Ministri compresi.

È ben vero dunque che la migrazione sta sottoponendo a uno stress notevole società, culture, confessioni e istituzioni nazionali e continentali, sarebbe ingenuo negarlo. Ma bisogna intenderci sulle parole: la minaccia non è costituita dai costi aggiuntivi (peraltro ridimensionati dalle analisi socioeconomiche più serie) che l’afflusso di persone in difficoltà economiche o in fuga da guerre e persecuzioni impone ai sistemi di welfare europei. La minaccia è piuttosto l’inadeguatezza dell’Europa – Paese per Paese, governo per governo, cittadino per cittadino – a corrispondere all’immagine che di sé ha voluto diffondere nella storia e nel mondo: culla dei diritti, patria del diritto, dei “lumi”, della tolleranza. Ancora una volta – come in ripetute occasioni della sua storia – messa alla prova l’ha fallita, o sta rischiando drammaticamente di fallirla, risvegliando i demoni che l’hanno dannata, riducendo più volte la sua cultura e le sue città in macerie: nazionalismi, razzismi, intolleranza religiosa. Forse che le parole emesse dalle bocche più scellerate (e perciò più ascoltate) dei populismi continentali significano qualcos’altro?

La minaccia autentica rappresentata dai migranti è dunque, da un lato, quella di smascherare il contenuto di falsità delle nobilissime dichiarazioni scolpite nelle Tavole della Storia; dall’altro di rivelare l’inconfessabile antefatto dello “stile di vita” per il quale il ministro Hammond nutre una sospetta e affrettata nostalgia. Un antefatto che parla di un’accumulazione del capitale nutrita dalla tratta degli schiavi; e, ripudiata quella pratica, dal saccheggio coloniale; fino alle contemporanee esportazioni dello sfruttamento per la produzione di manufatti da reimportare nei nostri mercati a prezzi di concorrenza con i prodotti locali, alle guerre per procura per il controllo delle materie prime senza le quali, macchine ferme, telefonini muti.

Ecco, il nostro “stile di vita” è consentito, assicurato nella sua perpetuazione, da questo abissale squilibrio storico: qualcuno provi a negarlo.

Non solo. La menzogna dei molti mister Hammond vorrebbe in realtà nascondere il fatto che già da tempo il suo “stile di vita” è negato a larghissime parti delle nostre società. E solo una colossale malafede può attribuirne la causa all’immigrazione. L’ideologia che stabilisce il primato del capitale sulle persone non è stata importata sui barconi.

Sarebbe bene, infine, ragionare sui fenomeni per ciò che sono. Affrontarli riconoscendo le dinamiche che li muovono, le loro origini e il ruolo che in esse ha avuto la nostra “civiltà”. Poi prendere le decisioni che ne derivano.

Diversamente, qualcuno potrebbe – a buon diritto – chiedere che tipi balzani sono mai questi “bianchi” che fino a due secoli fa i “negri” li comperavano, e adesso che vengono a loro spese non li vogliono lasciar entrare…