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Rassegna stampa

La democrazia non cade dal cielo - 29 luglio 2015

di Chino Sonzogni, dir. Gioventù dibatte (La Regione del 29 luglio 2015)

Fenomeni come quelli descritti da ‘la Regione’ nell’interessante inchiesta sui gruppi filonazisti giovanili in Ticino sono certamente preoccupanti, ma la loro esistenza mi ha solo parzialmente sorpreso. Il Male non è mai definitivamente debellato. Ce l’ha mirabilmente ricordato, all’indomani della Seconda guerra mondiale, Albert Camus nel celebre romanzo ‘La peste’, efficace e potente metafora del nazismo: «Rieux sapeva quello che ignorava la folla, e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti e nelle cartacce e che forse sarebbe venuto il giorno in cui, per sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice». Fenomeni inquietanti quelli emersi dall’indagine giornalistica, sebbene non se ne conoscano con precisione la diffusione e la reale consistenza nel tessuto sociale cantonale. Anche se marginali, non vanno assolutamente minimizzati e banalizzati, perché suonano come minacciosi e lugubri campanelli d’allarme per la democrazia.

Indignarsi e agire a più livelli

Ma non basta indignarsi. È necessario attivarsi e agire per contrastare sul nascere ideologie e movimenti che mirano a distruggere le regole della civile convivenza e del libero confronto delle idee, pilastri fondamentali della democrazia. È indispensabile agire a più livelli e su più fronti: politico, giuridico-penale, informativo, educativo-formativo. Ciascuno, nel proprio specifico campo di competenza, deve svolgere con il massimo impegno la propria parte. Sul fronte politico: tutti i partiti di chiara impronta democratica non devono limitarsi a stigmatizzare l’esistenza di simili gruppi, ma incrementare gli sforzi per la formazione di movimenti giovanili rispettosi delle norme democratiche. Sul fronte giuridico-penale: proclami, gesti, azioni inneggianti al razzismo, all’odio verso lo straniero e il diverso, finalizzati alla violenza nei confronti di chi la pensa diversamente devono essere accuratamente monitorati e sanzionati. Sul fronte informativo: i media (giornali, radio, televisione, siti internet) devono denunciare senza esitazioni l’esistenza di queste cellule deliranti votate alla distruzione della società democratica.

 

Il ruolo della scuola

Su fronte educativo-formativo: la scuola deve porsi qualche interrogativo sulle ragioni della rinascita fra i nostri giovani di simpatie per un’ideologia duramente sconfitta nella prima metà del Novecento. La scuola fa molto, ma può e deve fare di più per l’educazione dei giovani alla cittadinanza partecipativa e solidale, ben definita da Stefano Rodotà nel suo recente saggio «Solidarietà. Un’utopia necessaria». La scuola deve puntare con maggior decisione alla formazione del giovane cittadino democratico, responsabile e attivo, protagonista con altri soggetti della costruzione del proprio futuro e della società nella quale è chiamato a vivere. Per meglio agire è importante chiedersi quali siano le cause che portano dei giovani, nati e cresciuti in una nazione pacifica e ricca, ad abbracciare l’ideologia nazista, che ha mandato a morire milioni di persone (sette del solo Reich hitleriano) nella Seconda guerra mondiale: – l’ignoranza storica, la mancanza di conoscenza di cosa sia stato realmente il nazismo, la scarsa comprensione del legame tra idee, eventi e conseguenze; – la fragilità del singolo che nel gruppo trova considerazione, vede rafforzata la propria autostima e valorizzata la propria mediocrità; – il disagio sociale, quantunque da noi il fenomeno della disoccupazione, della marginalizzazione e dell’esclusione sia scarsamente presente; – la paura di perdere la propria identità sociale, culturale, territoriale, nazionale, minacciata – a loro dire – dagli stranieri, che pertanto diventano i capri espiatori del fanatismo ideologico; una paura, realisticamente infondata, ingigantita dalla demagogia e dagli slogan del populismo, che Tzvetan Todorov, nell’acuto saggio «I nemici intimi della democrazia», considera uno dei più insidiosi pericoli del nostro sistema politico; – la mancanza di valori e l’assenza di senso della vita sono una concausa della rinascita delle ideologie nazifasciste. La nostra società del benessere, liberata dalle ansie e da molte preoccupazioni del passato, genera, paradossalmente, fenomeni di nostalgia per il nazismo e il fascismo, per loro natura negatori della libertà. Questo anche perché tendiamo ad apprezzare le cose che ci siamo conquistati a fatica, con sudore e sacrifici personali. Vale per i beni materiali, ma pure per la libertà. Noi che siamo nati in un’Europa liberata dalla guerra, noi privilegiati che non abbiamo conosciuto gli orrori del totalitarismo, noi che non abbiamo compiuto nessuno sforzo per avere la libertà di parola, di stampa e di azione, non sempre siamo consapevoli e apprezziamo di vivere in un’epoca storica così fortunata.

Potenziare l’insegnamento della storia moderna

In conclusione, la scuola dovrebbe potenziare l’insegnamento della storia moderna e contemporanea, al fine di fornire modelli di pensiero e di comportamento democratici. Far conoscere la vita di chi ha sacrificato la propria esistenza per la libertà, che oggi molti di noi danno per scontata ed eterna, deve diventare uno dei compiti prioritari della scuola, perché la democrazia non cade dal cielo e va costantemente coltivata e difesa dalle insidie totalitarie. Soprattutto vanno educate le giovani generazioni al confronto civile, al dibattito razionale e rigorosamente argomentato, rispettoso di chi la pensa diversamente. Ai giovani (ma non solo) va ricordato che il nazismo e il fascismo non dialogavano con gli oppositori, li eliminavano fisicamente. In Germania basti pensare all’incendio doloso del Reichstag nel 1933, pretesto per sopprimere chi intralciava i piani di Hitler, o alla «Notte dei lunghi coltelli» nel 1934, in cui furono annientati i nemici del Führer. In Italia, Giacomo Matteotti (1885-1924), Piero Gobetti (1901-1926) e Antonio Gramsci (1891-1936) sono solo alcune delle innumerevoli personalità scomode eliminate dal regime di Mussolini. Uomini che hanno avuto il coraggio di opporsi e hanno sacrificato la vita per permettere a noi di vivere in pace e libertà. Ai giovani (ma non solo) dobbiamo presentare libri come «Il tempo migliore della nostra vita» di Antonio Scurati, un intenso romanzo storico, fresco di stampa, imperniato sulla figura di Leone Ginzburg, giovane docente universitario, del quale l’autore descrive il luminoso percorso intellettuale dal rifiuto di giurare fedeltà al regime, nel 1934, a soli 25 anni, alla morte per tortura, nel 1944, nel carcere di Regina Coeli, per non avere voluto rivelare i nomi dei collaboratori de ‘L’Italia libera’, il giornale clandestino del Partito d’azione, il movimento della Resistenza che ha largamente contribuito alla vittoria sul nazifascismo. Ai giovani (ma non solo) dobbiamo, tramite la conoscenza storica, permettere di distinguere gli eroi positivi dai profeti dell’odio, della violenza e della morte. Ai giovani (ma non solo) dobbiamo insegnare la storia, se non vogliamo che il bacillo della peste si risvegli e le nostre città felici siano nuovamente invase dai topi, e le tragedie del Novecento si ripetano.