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Rassegna stampa

Quei migranti ai nostri confini - 28 giugno 2015

“Quei migranti ai nostri confini non sono delle cavallette ma dei bambini e delle madri”

Le voci e le proteste contro il“Muro”alla frontiera chiesto della Lega

Stefano Pianca (Il Caffé del 28 giugno 2015)

Non stiamo parlando di un’invasione di topi o cavallette, ma di esseri umani”. La spallata più decisa al muro alla frontiera evocato dalla Lega, arriva da don Feliciani, parroco di Chiasso. L’idea, lanciata dal consigliere nazionale Lorenzo Quadri, di alzare uno sbarramento al confine fa scrollare la testa al sacerdote. “Siamo davanti a un’emergenza umanitaria. Sono esseri umani, sono donne e bambini” ricorda il prete. Che invita tutti a un uso più ragionevole delle parole: “Basta fare speculazioni su questo dramma, guardiamo invece queste persone in faccia ed incrociamo il loro sguardo”. Un’esperienza che don Feliciani ha vissuto negli scorsi giorni col vescovo di Lugano. “Eravamo al centro richiedenti l’asilo di Chiasso proprio nel momento in cui stavano rientrando le famiglie. Poter vedere il loro volto muta la nostra percezione, cambia la coscienza. È un’esperienza che consiglio a tutti. Sono bambini come i nostri figli. E poi vedere la gentilezza e l’umanità con cui le guardie di confine parlano a queste persone... Mi sono commosso fino alle lacrime. Sfido chiunque a non fare altrettanto”. Eppure le sparate si sprecano. La proposta che ha fatto più clamore è arrivata dal presidente del governo Norman Gobbi: “Chiudere provvisoriamente le frontiere” ha suggerito. In pratica sospendere gli accordi Schengen. Non proprio il muro sognato da Quadri, ma sempre una barriera alzata davanti a chi chiede aiuto. Il duo leghista martella quindi ai fianchi la tradizione della Svizzera come Paese accogliente e solidale. Addirittura ha scritto provocatorio Quadri: “Il muro al confine è meglio della mega-pista ciclabile tra Mendrisio e Lugano”.

Quella immaginata dalla Lega non è certamente la città di Chiasso che vorrebbe Giancarlo Nava, vice presidente dell’associazione Belticino: “Figuriamoci. Quel muro è un’assurdita. Domenica ho visto la locandina del giornale il Mattino col titolo ‘Un muro anche da noi’. Ebbene, quell’anche da noi per me è stato un richiamo diretto ai muri storici di tristissima memoria. Quegli sbarramenti che la storia ha ormai bollato con un giudizio negativo. Parlarne ancora, qui e oggi, rappresenta un insulto alla Svizzera come la conosciamo dalla Costituzione”, afferma Nava. ”Noi - conclude - vogliamo una Chiasso senza muri. Proprio per questo il tema al centro del pranzo comunitario in piazza del nostro ‘Primo agosto alternativo’, sarà un messaggio contro i muri e la chiusura delle frontiere”.

Assai critico sulla politica del “muro contro muro” è il professor Renato Martinoni, ordinario di letteratura italiana all’università di San Gallo: “C’è chi vuole erigere i muri e chi vuole abbatterli. Sono entrambi - afferma lo studioso - atteggiamenti di comodo: non servono a nulla e non risolveranno mai il problema. Con le minacce verbali e con il buonismo di facciata non si va da nessuna parte. L’unica vera soluzione è la serietà e la fermezza nei controlli, nei Paesi dove sbarcano i rifugiati, e l’impegno costante e coordinato, a livello politico ed economico, di tutti gli Stati dell’Europa. Tutto il resto è aria fritta”.

Quello di Chiara Orelli Vassere, direttrice di Sos Ticino, è un parere dal fronte dell’emergenza che vede impegnata la stessa associazione umanitaria: “La mia reazione è di sconcerto. Credo che la storia abbia spiegato a sufficienza quali tragedie e fratture vere portano con sé i muri, che non sono semplici separazioni fisiche. Nn farebbe male, ogni tanto, ricordare che tali risposte hanno dato ampia dimostrazione del loro fallimento. Anche quelle più recenti, penso alla frontiera tra Stati Uniti e Messico”. Tanto più di fronte a un fenomeno, quello della migrazione, che, come ricorda Chiara Orelli, “ci accompagnerà nei prossimi anni. Sono migrazioni transcontinentali spaventose per i drammi vissuti da queste persone e noi ne vediamo solo una parte marginale”.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Q@StefanoPianca