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Rassegna stampa

Richiedenti l'asilo, numeri o persone? - 26 giugno 2015

Gianfranco Cavalli (Corriere del 26 giugno 2015)

Le recenti occupazioni della chiesa di Saint-Laurent a Losanna e del centro culturale Grütli a Ginevra si sono dimostrate essere degli eventi chiave nei rapporti di forza fra le persone richiedenti l’asilo e le autorità cantonali e federali svizzere.

Da un lato, nel caso vodese, l’occupazione della chiesa protestante di Saint-Laurent da parte di 7 persone che attendono un rinvio forzato in suolo italiano mostra le contraddizioni e i limiti del regolamento di Dublino firmato fra i Paesi europei.

L’accordo prevede che le autorità svizzere rinviino i richiedenti l’asilo nel primo Paese dove questi ultimi sono stati registrati, in questo caso l’Italia.

Attualmente i dati della vicina penisola sono però scoraggianti, 2/3 dei richiedenti d’asilo non hanno un alloggio ed è per loro praticamente impossibile vivere dignitosamente, quindi in alcun modo possono essere garantite a queste persone delle condizioni di vita sicure.

Rinviare delle persone senza uno statuto di cittadinanza definito in Italia significherebbe quasi certamente costringerle a vivere nella miseria e questo non può assolutamente essere accettato.

In questo caso, l’unico modo per mettere in evidenza le lacune, già denunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, è stato l’audace occupazione di un luogo, pur essendo privato, definito d’interesse pubblico.

La seconda occupazione effettuata da persone richiedenti l’asilo in suolo elvetico è quella del centro culturale ginevrino: in questo caso la protesta s’oppone all’intenzione del Cantone di alloggiare alcuni di loro in un bunker, ritenuto giustamente un luogo d’abitazione disumano.

Qui la protesta tocca quindi un nervo ancora più scoperto che è quello della gestione delle persone nel pieno rispetto della loro dignità.

Infatti, la legge sull’asilo (LAsi) non stabilisce chiari diritti per queste persone ma elenca piuttosto tutta una serie di obbligazioni e di restrizioni da rispettare.

In contrasto con la realtà dei fatti, nel nostro Cantone è in continuo aumento l’opinione che queste persone siano servite o addirittura «viziate» nei centri d’accoglienza in cui risiedono.

Questo non rappresenta unicamente una menzogna ma è addirittura l’opposto: in Svizzera le persone richiedenti l’asilo vivono, nella maggior parte dei casi, senza avere la possibilità di lavorare a causa del loro statuto indefinito che non permette loro neanche di avere una minima certezza riguardo al proprio futuro.

Tutto questo senza considerare che queste persone hanno già delle storie di vita molto complesse e diverse fra di loro, ragione per cui dovrebbe essere garantito un trattamento, se non di favore, almeno paritario a quello di un qualsiasi cittadino svizzero.

Esiste quindi un’esigenza imminente di definire quale ruolo dare a queste persone che attendono una decisione da parte delle autorità.

La lotta dei richiedenti l’asilo è un esempio di coraggio che mostra come queste persone non abbiano niente da perdere se non la loro dignità, alla quale con un coraggio considerevole si afferrano ad ogni costo.

Inoltre, queste azioni mettono in evidenza i limiti della Confederazione nel gestire questo 1% della popolazione totale della Svizzera, non come semplici numeri da trasferire burocraticamente da una lista ad un’altra, ma come persone e membri della società.

Il Governo federale si sta dimostrando sempre più forte con gli anelli più deboli della nostra società, fautrice addirittura di tortura e della morte di un richiedente l’asilo nei casi dei voli forzati, e debole con i forti, complice di collaborazioni economiche e militari con gli Stati che hanno fomentato le guerre e le dittature che sono la causa principale dell’aumento delle domande d’asilo.

Infine, l’unica nota positiva di queste occupazioni sono quelle migliaia di persone che scendono ogni giorno nelle piazze per difendere le lotte dei richiedenti l’asilo in protesta, dimostrando che la solidarietà esiste ancora e come, grazie a questa, la Svizzera può diventare un Paese più accogliente.