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Rassegna stampa

Muro al confine e frontiere chiuse2 - 23 giugno 20155

Muro al confine e frontiere chiuse

Cornelio Sommaruga (Corriere del 23 giugno 2015)

Un titolo come quello apparso sul «Mattino della Domenica» ( Vogliamo anche noi il muro al confine ) è inammissibile. A più di settant’anni di distanza sembra riecheggiare la frase «Das Bot ist voll», di triste memoria. La Svizzera non può rinnegare il suo ruolo umanitario di rifugio, tanto spesso applicato con successo e tanto spesso citato come esempio ed anche apprezzato dalla comunità internazionale. La proposta del presidente del Governo cantonale ticinese è anch’essa inammissibile e casca in un momento particolarmente delicato sul fronte della migrazione in Europa del sud. A prescindere da considerazioni giuridiche, non posso come ticinese accettare un atteggiamento di tale durezza, proclamato proprio nella giornata mondiale del rifugiato. Noi non possiamo ignorare le sofferenze della maggior parte dei profughi che si presentano alle nostre frontiere e non dobbiamo d’altronde dimenticare gli sforzi di paesi africani e del Medio Oriente (inclusa la Turchia), che accolgono sul loro territorio milioni di rifugiati. Del resto all’epoca dei boath peoples del Vietnam, delle persecuzioni in America latina, dei bosniaci 22 anni fa e dei kosovari sei anni dopo, siamo stati in grado di organizzarci e trovare soluzioni positive. Se vogliamo essere fedeli alle nostre tradizioni e coscienti delle nostre responsabilità, dobbiamo essere pronti ad accogliere con dignità coloro che, provenienti da paesi lontani, cercano un’oasi di tranquillità e di rispetto. Ciononostante dobbiamo continuare il dialogo con l’Unione europea per risolvere i problemi concreti che si pongono nell’applicazione dell’Accordo di Dublino e nella ripartizione di profughi nei vari Paesi dell’Unione.

Cornelio Sommaruga, Ginevra