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Rassegna stampa

Chiudere le frontiere? - Interrogazione di Lisa Bosia

INTERROGAZIONE, Lisa Bosia Mirra, 23.06.2015

Ai confini dell’Europa si sta consumando la più grave crisi umanitaria dalla seconda guerra mondiale. I dati dell’alto commissariato ONU dicono che nel mondo i profughi, vittime di guerra, di stravolgimenti climatici, di dittature sono 55,5 milioni.

Una piccola parte di queste persone disperate riesce a raggiungere l’Europa a prezzo di viaggi pericolosissimi in cui la loro vita è messa a repentaglio più volte e che pagano a caro prezzo, non essendo più possibile in nessun modo raggiungere l’Europa legalmente.

È stato calcolato per esempio che la media di spostamenti degli sfollati del conflitto siriano, prima di lasciare il Paese definitivamente, sia di 21 tentativi di trovare rifugio interno.

Il solo Libano accoglie oltre 1 milione 400 mila profughi, la Turchia molti di più. In Giordania sono stati allestiti campi che accolgono fino a 200'000 persone. Campi in cui i mesi invernali sono rigidi e le estati torride, dove i ratti si aggirano indisturbati e le donne e i bambini sono spesso privati della necessaria protezione. Sottoalimentazione e cure mediche carenti completano il quadro della desolazione che regna all’interno di queste strutture, tropo grandi per garantire a tutti il necessario sostegno.

Alla luce di questo quadro desolante appaiono particolarmente gravi le dichiarazioni del Ministro Gobbi qui citato testualmente: “Se l’afflusso di rifugiati che giungono dall’Italia continua, dobbiamo chiudere temporaneamente le frontiere, è il solo modo per la Svizzera di esercitare pressione sui paesi che non rispettano i loro obblighi”. Aggiungendo infine che “dobbiamo dare un segnale, fermare i clandestini alla frontiera sud per rispedirli indietro”.

Posto, che chi conosce il fenomeno migratorio e la situazione da cui questi profughi arrivano, sa che la costruzione di un muro non fermerà nessuno e ancor di più la chiusura delle frontiere è di fatto impossibile, così come puntualizzato dalla Consigliera Nazionale, signora Pantani, collega di partito del ministro Gobbi. Appare particolarmente grave millantare un’invasione da parte dei profughi quando, invece le statistiche della Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) disegnano un altro scenario e accertano che il paventato aumento delle richieste non c’è stato.

Le richieste di asilo alla svizzera a fine maggio 2014 erano 8'044, a fine maggio 2015 erano state registrate 8'068 domande: 24 domande in più rispetto l’anno precedente. 24 domande di asilo in più sono forse un numero che giustifica la chiusura delle frontiere?

 (http://www.asile.ch/vivre-ensemble/documentation/statistiques/)

Le statistiche dell’asilo indicano una stagionalità che rappresenta una costante negli anni con un picco delle domande durante in periodo estivo e una diminuzione delle stesse durante il periodo invernale.

Si legge quotidianamente invece sulla stampa ticinese dei respingimenti alla frontiera, sorvegliata praticamente giorno e notte con droni, rinforzi delle guardie di confine dalla Svizzera interna che pattugliano treni, strade e valichi di confine.

Posto che i richiedenti asilo giungono prevalentemente da Siria ed Eritrea dopo un viaggio terribile che dura mesi, prima di attraversamento del deserto, poi attraverso il mare in condizioni di rischio della propria vita particolarmente grave, e sono di fatto, rifugiati a tutti gli effetti, le dichiarazioni del ministro Gobbi appaiono particolarmente gravi e hanno sollevato non poche critiche e perplessità sia in Ticino che nel resto della Svizzera. 

Viste le dichiarazioni del Ministro Gobbi, che etichetta tali migranti come “clandestini da rispedire indietro”, in barba al diritto internazionale e alla convenzione dei diritti dell’uomo che recita art.  14 ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni, sono a chiedere al Lodevole Consiglio di Stato:

-       Quante sono stati i profughi respinti alle frontiere del Canton Ticino nel 2015?

-       Quanti bambini?

-       Quante donne?

-       Vi erano tra loro donne incinte?

-       Quanti anziani?

-       Persone malate?

-       Minorenni non accompagnati?

-       Per i gruppi vulnerabili è prevista la verifica delle condizioni di riammissione in Italia?

-       Su quale base giuridica si basano le cosiddette “riammissioni semplici”?

-       È stata fatta la verifica della nazionalità e concesso di chiedere asilo laddove desiderato?

-       Corrisponde al vero che le Guardie di Confine si trovano spesso costrette ad eseguire dei rinvii, di bambini, anziani e donne incinte che causano loro stress?

Lo Stato del Canton Ticino in che modo pensa di accogliere i profughi che verosimilmente continueranno ad arrivare nei prossimi mesi ed anni? Siamo pronti per fare la nostra parte nell’accoglienza di chi fugge dalle guerre? È opportuno fomentare la paura dei profughi nella popolazione quando la quota di richiedenti asilo, rifugiati riconosciuti e ammessi provvisoriamente complessivamente non supera l’1% della popolazione residente?

Lisa Bosia Mirra