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Rassegna stampa

I muri? Li scavalcheranno - 23 giugno 2015

I Muri? Li scavalcheranno!

di Matteo Caratti (La Regione del 23 giugno 2015)

Le paure ci stanno paralizzando, distogliendoci dalle scommesse veramente importanti per guardare al domani. Progettare pare un lusso. Marciamo sul posto, anzi, retrocediamo.

La principale paura è la storia infinita di una crisi prima finanziaria e poi economica che flagella il mercato del lavoro. Una crisi coriacea che spinge gli imprenditori a frenare i loro investimenti, perché la certezza di far fruttare il capitale non c’è. Investono sempre meno sul domani persino le famiglie, che fanno sempre meno figli e la popolazione invecchia. Anziché investire si mettono i risparmi al sicuro in banca, perché non si sa mai. Soldi che avremmo invece in altri tempi immesso nella macchina economica, acquistando un’auto, permettendoci qualche vacanza in più... La ruota gira più lentamente e ci si rinchiude sempre più nel proprio guscio.

A questa paura, a inizio secolo (ma era l’altro ieri!), con l’attacco alle Torri Gemelle, se ne sono ben presto aggiunte altre più identitarie. Le paure che hanno diviso il mondo in due, coi buoni da una parte (noi) e i cattivi (i musulmani) dall’altra. Niente ponti, niente distinguo. Tutto dentro un calderone. E il populismo, che già stava mettendo radici fra gli sconquassi della crisi economica, ha così trovato altro terreno fertile. Tanto che anche noi, nel nostro piccolo Ticino, abbiamo cominciato a dibattere, poi a raccogliere firme e infine a chiamare i cittadini alle urne sui temi di nicchia, quali i minareti e il divieto del burqa. Quante energie spese in queste sterili diatribe! Siamo onesti: a che pro? Ma schierarsi contro il pensiero dominante e muscoloso non era/è pagante, quindi meglio adattarsi e plaudere al divieto dei minareti e del burqa.

Ora – e tre! – è la volta delle migrazioni. I neri, sino a poco fa ‘solo’ vera emergenza a Lampedusa, ora eccoli aggrappati sugli scogli di Ventimiglia e a ridosso del nostro confine. I neri che nessuno vuole, nemmeno la Francia, il Paese del socialista Hollande e dell’égalité e della fraternité. Nessuno li accetta, perché chi è al potere (anche quelli di sinistra!) sa che l’opinione pubblica è impaurita e che prima o poi le urne – se si aprono le frontiere – premieranno proprio chi vuole ricacciarli da dove sono venuti. Del resto c’è già chi propone in Europa di erigere nuovi muri. In Ungheria Orban ne vuole uno alto ben 4 metri e lungo 150 chilometri. In Ticino Gobbi propone di chiudere le frontiere. Così, quasi senza rendercene conto, stiamo rinunciando a conquiste vecchie di secoli. Il dovere all’accoglienza (o se preferite all’asilo) è messo in ginocchio da migrazioni certamente epocali, ma mosse dalle guerre e dalla miseria. Ci troviamo a dover fare i conti col pensiero unico grondante di populismo che ci fa tornare indietro nella storia. Perché quei nuovi muri e quelle frontiere da chiudere sono lì a dirci che diritti, ritenuti in una democrazia come universali, da oggi devono invece valere solo per noi e non per loro. Tutte queste paure fanno purtroppo vincere democraticamente il populismo delle facili e miracolistiche (non) soluzioni. Lo sanno tutti che i muri sono fatti per essere scavalcati da chi fugge dalla morte e dalla fame. Quale sarà il prossimo passo? Sparar loro, come facevano i Vopos contro chi tentava di varcare il muro dell’Est europeo? Nemmeno più si osa proporre soluzioni (che, lo sottolineiamo, nulla hanno a che fare col buonismo) congiunte e condivise a livello europeo. Aiutando alcuni Stati dell’Africa a risollevarsi, cominciando con lo smettere (noi) di sfruttarli. Investendo laggiù a loro favore. Accogliendo da noi chi è davvero nel bisogno e, soprattutto, combattendo contro la criminalità organizzata che li muove e che ha scoperto un nuovo business. Ieri il traffico di droga, oggi quello di esseri umani.