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Rassegna stampa

Perché la Lega dei Ticinesi vince? - 30 maggio 2015

di Ferruccio D’Ambrogio (La Regione del 30 maggio 2015)

Molto è stato detto e scritto sul successo della Lega, data in perdita di colpi, dopo il decesso del suo conductor padre-padrone ed invece uscita rafforzata malgrado talune tensioni e divergenze tra i suoi “colonnelli”. Inerzia? Pochezza degli altri partiti? Forse ma non solo, vale la pena di meglio capire le ragioni di tale exploit. A mio avviso la risposta va ricercata in due direzioni: a) nelle mutate condizioni oggettive in seno alla società non sufficientemente colte dagli altri partiti; b) nella strategia adottata dalla Lega. Riguardo alle mutate condizioni: quello attuale è un periodo storico particolare di transizione, ricco di cambiamenti e povero di certezze: i cicli economici portano seco ondate che stravolgono l’esistente in cui le sicurezze d’un tempo evaporano e le prospettive appaiono sfuocate, buie… Di fronte alla “distruzione creativa del capitalismo” come scriveva J. Schumpeter in cui le cose mutano rapidamente, e dove tutto è “liquido” per dirla con Z. Bauman, chi non sa surfare o si ferma, cola a picco. In Ticino gli accordi di libero scambio agevolano l’arrivo di ditte e lavoratori stranieri che è percepito da molti come minaccia e concorrenza sleale che genera un peggioramento delle loro condizioni lavorative ed esistenziali. Difficile per chi vive tali trambusti farsi una rappresentazione di cosa potrà accadere in futuro e ancora più difficile agire. Ovviamente è più semplice per coloro che dispongono di risorse: un conto in banca, una formazione e competenze aggiornate, o relazioni; per gli altri invece poco attrezzati (giovani, adulti, over 50, disoccupati, anziani) che non hanno nulla, salvo le loro capacità personali, la faccenda si complica e l’avvenire appare loro fosco, generando: preoccupazione, ansia, paura. Nelle situazioni di minaccia, senza “rete” è risaputo che affiorano vari stati d’animo: rabbia, insofferenza, che se non mediate possono originare atteggiamenti violenti verso sé stessi (suicidi) o verso gli altri (insofferenza, aggressività…). (Ri)emergono meccanismi primari di salvaguardia individuale o di gruppo, la logica del: io o tu, del noi o gli altri. In tali circostanze il passo verso comportamenti intolleranti, razzisti e di violenza anche fisica può essere assai breve.

La strategia

Riguardo alla strategia della Lega. Vi sono comportamenti e atteggiamenti nelle dinamiche delle persone, in quella dei gruppi e delle masse con caratteristiche e tratti comuni e che soggiacciono agli stessi meccanismi. La psicosociologia li studia da parecchio e ci fornisce strumenti per meglio comprendere. Un gruppo minacciato cerca un leader che sappia difendere, proteggere, organizzare la difesa e magari attaccare. Quando lo trova e questi dà voce al malessere, individua le possibili cause e promette loro di toglierli dall’impiccio, lo segue “ciecamente”. W. Bion, psicoanalista inglese, s’interessò ai fenomeni di gruppo durante la 2 guerra mondiale, mise in evidenza comportamenti con “mentalità e schemi” che classificò in “3 assunti di base”: a) dipendenza: il gruppo “si riunisce attorno ad un capo per ricevere nutrimento materiale spirituale, protezione”. b) accoppiamento: nel gruppo sorge una speranza che possa far nascere qualche cosa di nuovo e portare i membri del gruppo verso la salvezza. È una speranza di tipo religioso, messianico, quasi magico. c) attacco e fuga: alla base di questo assunto v’è il timore che qualcosa possa mettere in gioco la sopravvivenza del gruppo e che lo spinge a muoversi e rispondere ai pericoli, con comportamenti generati da sentimenti sia di rabbia sia di paura, che fanno oscillare il gruppo tra fuggire e attaccare ed in cui il leader gioca un ruolo nel condizionare il comportamento gruppale.

Ascolto e comunicazione

La Lega sin dai suoi albori è stata all’ascolto del malcontento e, a suo modo, se n’è fatta interprete, dandogli voce. Ha stravolto i canoni della comunicazione: dicendo ad alta voce e scrivendo quello che altri sussurrano in luoghi appartati; è diventata altoparlante del disagio: lancia messaggi che toccano problemi sentiti dalle persone: li divulga con un linguaggio spiccio, “popolare”, da bettola triviale, sovente irricevibile. La lega promette cambiamenti che a suo dire risolveranno i problemi. Infine la Lega si fa interprete e cavalca i sentimenti di rabbia e smarrimento di molte persone in preda all’incertezza del futuro, o a perdite subite; si fa paladina dei problemi della “gente” fa proposte, iniziative: vedi bonus Avs per anziani, sgravi fiscali per la classe media, la lotta contro i bilaterali.

Miracoli no, mobilitazione sì

Dal suo cappello però non sono usciti miracoli, ma talune azioni che hanno mobilitato migliaia di persone (vedi la carovana della libertà) sono oramai inscritte nella storia cantonticinese, contribuendo a cullare la speranza. Molti hanno scelto il “bus della Lega” come scrive Bertagni, sul quale viaggiano cittadini provenienti da varie stratificazioni sociali, professioni, statuto, età e sesso: dal giovane all’anziano, dall’operaio al professionista, da chi ha fatto la scolarità dell’obbligo all’universitario, da chi tira a campare con l’assistenza al benestante, dal “transfuga” di un altro partito, tra cui molti da quelli di sinistra. Eppure la coerenza non è proprio di casa: quanto dicono in pubblico e scrivono sul loro settimanale, raramente trova riscontro in parlamento, e sovente contraddice le posizioni dei loro rappresentanti in Cds. Il popolo, ma anche i politici, ha la memoria corta. I romani avevano capito l’importanza del circo per dar sfogo alle tensioni del popolo e al contempo canalizzarne le pulsioni, oggidì la comunicazione 2.0 e l’interattività ha sostituito leoni e gladiatori, ma l’effetto catartico, tutto sommato, è lo stesso. Il Nano – come molti altri leader populisti probabilmente non conosceva le teorie di Bion, ma le ha messe in pratica comprendendo l’ansia, la paura, la rabbia, identificando nel nemico esterno (Berna o gli stranieri) la causa delle difficoltà. Chi ne ha colto l’eredità sembra proseguire con la stessa strategia. Una cosa è certa: finché dura la cultura attuale, con parte importante della società civile dipendente, incapace di capire e di agire e da parte di partiti e dell’apparato politico-istituzionale in generale persisterà l’assenza di comprensione della realtà, la Lega avrà spazio per continuare a cavalcare.

*Dipl IHEID/ IUED - Genève, Specialista in problematiche di sviluppo