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Rassegna stampa

Ma la Lega vincerà ancora - 29 maggio 2015

Ma la Lega vincerà ancora

Sergio Morisoli (Corriere del Ticino del 29 maggio 2015)

Su un totale di 133.529 schede di partito per il Governo, 102.039 non erano leghiste. Alle elezioni cantonali la Lega aveva tutto e tutti contro, eppure la Lega vince ancora. Ha mantenuto i due seggi in Governo e i suoi due eletti hanno dato un distacco abissale al primo del partito che doveva contendergli la vittoria (il PLR): tra Zali e Vitta ci sono 20.666 voti di distacco, e tra Gobbi e Vitta ce ne sono 10.899. Zali ha ricevuto 51.817 crocette preferenziali nette: significa che più di uno su tre l’ha scelto! Se siete al lavoro, al bar, in una squadra alzate lo sguardo e provate a speculare su chi ha votato Zali. Per il Gran Consiglio ha aumentato del 14% il bottino di voti preferenziali da fuori partito rispetto a 4 anni prima, e ha ottenuto anche un seggio in più. Non avevano più Borradori, una macchina elettorale, e salta fuori uno Zali che ne fa ancora di più pur essendo un profilo diametralmente opposto rispetto al sindaco di Lugano. Mi si dice che in un sondaggio elettorale fatto fuori dalle scuole superiori, gli allievi nella misura del 45% sceglievano Lega. La Lega non è un partito: i fondatori Bignasca e Maspoli intuirono di farne un movimento (non ha confini, non ha regole di appartenenza, l’entrata e l’uscita sono libere, nessuno sa chi vi fa parte e chi no, si vive alla giornata). L’intuizione fu geniale perché non solo è diventato un movimento di successo elettorale, ma ora è diventato un fenomeno sociale. Trattandosi di un fenomeno sociale, non può essere né studiato con strumenti della politica, né contrastato con le munizioni elettorali e con le tattiche partitiche. Un fenomeno sociale è tale perché una vastissima parte della popolazione vive e pensa da leghista senza sapere di esserlo. Leghiste sono le trasmissioni politiche televisive, leghisti sono i titoli e i contenuti dei giornali, leghisti sono gli interventi e il modo di fare politica dei non leghisti (BelTicino compreso), leghista è il modo di percepire la realtà, leghista è forse l’educazione in famiglia e a scuola, leghista è il modo di giudicare gli altri, leghisti sono il linguaggio e la sintassi. Secondo un’analisi politica classica, la Lega è incoerente, la Lega non produce soluzioni, la Lega non può e non vuole dirigere il Paese, la Lega vive di elezione in elezione, la Lega non ha apparati, la Lega non pianifica, la Lega è il contrario di tutto ciò che gli altri partiti sono. La Lega, pur non riuscendoci, cerca di soddisfare i desideri dei cittadini; gli altri partiti invece vorrebbero che i cittadini soddisfacessero i desideri di chi dirige i partiti. La Lega nasce libertaria e filoanarchica e si trova al massimo successo con un politico che fino a ieri faceva il giudice. Eppure vince e i suoi candidati sono stravotati. Chi ha tentato di copiarla e scimmiottarla ne è uscito con le ossa rotte, chi l’ha voluta attaccare rischia l’estinzione. Un fenomeno sociale esiste e basta. Il primo passo per cavalcarlo o correggerlo o concorrenziarlo è riconoscere che è così; non quello di negarlo come si fa da oltre 20 anni. Chi vuole vincere le elezioni deve mettersi in qualche modo con la Lega, chi vuole invece fare politica deve avere il coraggio di iniziare da capo e di perdere ancora per un po’. Provarci da zero significa riproporre delle identità aggregative chiare e forti. Questo è possibile solo a tre condizioni: a) restyling 2.0 delle Weltanschauungen liberali, socialiste e cattoliche; b) compattarsi (mescolarsi) attorno a questi nuovi ideali; c) lavorare sodo senza gloria per alcuni anni. La Lega è un fenomeno che vincerà ancora, perché il popolo non vota contro se stesso. Siamo attratti da ciò che ci corrisponde, non da ciò che ci viene contro.

La Destra ha capito questa dinamica ticinese: unendosi ha fatto una scelta costosa e rischiosa e farà tutto il possibile affinché chi desidera una chiara identità liberalconservatrice la possa incontrare. In Parlamento, per quattro anni ci siamo.