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Rassegna stampa

Piangere o sparare sui barconi - 20 maggio 2015

di Erminio Ferrari (La Regione del 20 maggio 2015)

Si può piangere o si può sparare sui barconi che attraversano il Mediterraneo colmi di migranti. La prima attitudine produce effimeri pietismi, in caso di morti di massa; la seconda, scelta dall’Unione europea, ha prodotto la falsa coscienza di saper “gestire l’emergenza”. Entrambe riflettono l’inadeguatezza a comprendere e ad affrontare un fenomeno epocale, di opinioni pubbliche, politiche nazionali e istituzioni europee. La portata inedita delle migrazioni verso l’Europa nei nostri anni (che guerre e “calamità naturali” acuiscono di tempo in tempo, benché con sempre maggiore frequenza) ha surclassato la capacità di vedere oltre le contingenze, gli sbarchi, le commozioni, il cinismo.

Accoglienza e rifiuto adottati come categorie ideologiche alterano la percezione di un dato costitutivo dell’umanità: il suo muoversi sulla faccia della Terra, la ricchezza e i conflitti che ciò produce; e impediscono di venire a capo delle urgenze generate dalle alterne accelerazioni di tale fenomeno.

Così, quell’Europa che si trincera dietro un’ovvietà come quella di non poter “accogliere tutta la disperazione del mondo”, nasconde a se stessa il fatto di aver contribuito largamente a produrla: agendo o omettendo, nei secoli e ancora oggi. Vogliamo dimenticare l’origine dell’attuale buco nero libico? O della Siria? O che il saccheggio di materie prime destinate ai nostri manufatti spoglia l’Africa delle sue risorse ed è all’origine di una endemica instabilità? È una volontaria cecità, le cui conseguenze sono le politiche adottate non “nei confronti” dei migranti, ma “contro” di loro. Smascherate dalla falsa lingua adottata per illustrare il piano europeo “anti-scafisti”, quasi che degli scafisti si trattasse e non delle migliaia di persone che a loro (e a quali condizioni…) si affidano per lasciarsi alle spalle miserie, fame e guerre.

Lo hanno svelato le parole del ministro dell’Interno italiano Alfano che qualche settimana fa affermò la necessità di affondare a riva i barconi, e l’obbligo di impedire ai migranti di partire. Come a dire chi ha stabilisce i principi del diritto; chi non ha ne subisca i rovesci.

La stessa incresciosa lite sulle cosiddette “quote” di richiedenti l’asilo da assegnare ai membri dell’Ue traduce bene l’ipocrisia e la falsa coscienza dei governi e delle opinioni pubbliche ai cui umori essi si conformano.

Passi per l’isolamento in cui è stata lasciata Roma nella gestione degli sbarchi. Ma non per la deliberata falsificazione dei termini nei quali si discute della questione. Non più tardi del febbraio scorso, è venuto alla luce un documento interno di Frontex, l’agenzia per il controllo delle frontiere esterne dell’Ue, nel quale si riconosceva che la fine della missione italiana Mare Nostrum (designata al salvataggio dei migranti in difficoltà) per venire sostituita da Triton, il cui mandato era esclusivamente la sorveglianza dei confini marittimi, avrebbe avuto come conseguenza un aumento dei morti in mare. Così è stato, nonostante il cumulo di retorica con cui tutti i governi hanno cercato di celare questa verità.

E così sarà. Di nuovo c’è soltanto il nome dato alla prossima missione.