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Rassegna stampa

I partiti, le sconfitte e l'organizzazione - 25 aprile 2015

L’opinione di Oscar Mazzoleni politologo

(Corriere del Ticino del 25 aprile 2015)

Quale ripensamento per i partiti politici dopo le sconfitte elettorali? È una domanda ricorrente in Ticino, come ha ricordato Fabio Pontiggia nel suo editoriale di giovedì 23 aprile («Accadeva a Bellinzona 13 seggi fa»), evidenziando riflessioni sorte già negli anni Ottanta.

Così come, in generale, il successo elettorale è il risultato di una composita alchimia, lo è pure la sconfitta, soprattutto se le ragioni della sconfitta nascono da lontano. Più le ragioni appaiono varie e non sempre d’immediata cognizione, più i partiti tendono, per vari vincoli, compresi quelli derivanti dalle scadenze elettorali incombenti, a semplificarsi il compito puntando su ciò che appare più facile risolvere, ad esempio su un cambio di dirigenza. La questione della leadership non è certo secondaria, ma può rivelarsi anche un modo per procrastinare la soluzione dei problemi, ossia di rendere aleatorie le possibilità di un reale rilancio.

Forse che un’impresa in difficoltà di fronte ad un mercato vieppiù concorrenziale si accontenta di cambiare il proprio direttore lasciando immutato il resto? L’analogia con l’impresa, si dirà, vale fino ad un certo punto: il partito è un’associazione e non è un’azienda. D’accordo. Tuttavia, questo modo di ragionare, se assolutizzato, impedisce di capire come i partiti, di fronte ad una competizione sempre più accesa – e lo sarà, senza dubbio, anche alle prossime elezioni cantonali del 2019 –, siano di fronte a sfide ben più ampie.

Non da oggi, i partiti in declino che intendono impostare un ripensamento complessivo si ritrovano a dover ragionare su molti aspetti. In causa, ci sono, oltre alla leadership, tutte le funzioni e gli scopi del partito: i contenuti del programma e dell’agenda, il rapporto con l’elettorato (fra voto di appartenenza e di opinione), la comunicazione, le relazioni con le sezioni locali e i gruppi di riferimento (giovani, donne, eccetera), le alleanze con altri partiti, la selezione e l’appoggio alle candidature per le elezioni, il rapporto fra partito e suoi rappresentanti nelle istituzioni, senza dimenticare la struttura organizzativa.

Sebbene sia un aspetto scarsamente posto sotto i riflettori dell’opinione pubblica, l’organizzazione è, fra tutti, l’elemento più importante: è il perno attorno a cui ruota e viene coordinato l’insieme degli altri aspetti. Organizzazione significa posizioni, risorse, compiti, regole formali e informali, processi di lavoro e decisionali. Volenti o nolenti, senza un’adeguata struttura organizzativa, i tentativi di ripensare il partito in crisi e costretto ad agire in un ambiente competitivo possono rivelarsi insufficienti sul medio-lungo termine. In mancanza di un’ossatura organizzativa robusta, flessibile, efficace, efficiente, capace di fornire i necessari incentivi; in sintesi, senza un’organizzazione professionale, il lavoro politico diventa una corsa ad ostacoli, gli entusiasmi di chi vuole impegnarsi risultano inibiti, mentre l’immagine stessa del partito appare alla lunga sfuocata.

Non ci sono ricette semplici o univoche per un ripensamento organizzativo adatto alle funzioni e agli scopi del singolo partito. Alcune sono più accentratrici, altre più partecipative. Non c’è nemmeno un unico modo per transitare da un modello organizzativo ad un altro. Certi diagrammi organizzativi sono costruiti a tavolino, altri vengono ridefiniti in un processo ampio di consultazione.

Di certo, una volta trovato l’assetto più adeguato – e quindi gradito anzitutto da tutti coloro che hanno o ambiscono ad avere un ruolo nell’organizzazione – quest’ultima dovrebbe, in linea di principio, consentire di supportare meglio l’elaborazione dei temi forti scelti dal partito, di essere percepita come un mezzo facilitatore da un’ampia parte dei membri, di contribuire ad affinare i flussi di comunicazione dentro e fuori dal partito. Una siffatta organizzazione dovrebbe permettere alla dirigenza di agire in modo efficace e tempestivo, di coordinare e stimolare la presenza sul territorio e di essere interfaccia con un ambiente circostante viepiù complesso, dove troviamo anche l’universo dei media, tradizionali e nuovi.

Per alcuni partiti, vista la forza esercitata dai retaggi storici e dalla centralità tradizionalmente attribuita ai ruoli istituzionali, un ripensamento organizzativo può rivelarsi oggi una sfida piuttosto complicata. Il contesto in cui sono chiamati ad agire non è quello dell’associazionismo politico a cavallo fra Ottocento e Novecento, nel quale questi partiti sono stati fondati e hanno acquisito le loro rispettive matrici culturali, anche dal punto di vista organizzativo. Ma la sconfitta può anche rivelarsi un’opportunità.