...è ora di svegliarsi

Cerca nel sito

Iscrizione Newsletter

Seguici su Facebook !

Rassegna stampa

Cicale o formiche? - 16 aprile 2015

di Matteo Caratti (La Regione del 16 aprile 2015)

Mancano pochi giorni alla chiusura dei seggi che decreteranno chi fra Lega e Plr sarà il vincitore della contesa elettorale. Il sentimento è che la partita è e resta tiratissima. In gioco, lo si sa, c’è soprattutto l’attribuzione della maggioranza relativa al Plr o alla Lega. Se la Lega riuscirà a riconfermare i due uscenti sarà il (definitivo?) dimezzamento del partito di Cattaneo; se il Plr riuscirà a riconquistare la maggioranza relativa, sarà l’inizio della decrescita del partito dei Bignasca dopo un ventennio di fuochi d’artificio. Un fatto è certo: se l’occasione dovesse sfuggire di mano ai liberali, come accaduto alle ultime Comunali sul Ceresio con la fine dell’era Giudici e l’inizio del ‘regno’ Borradori, il Plr sarà ridimensionato, molto probabilmente per molti anni ancora, come è avvenuto per il Ppd che ancora sogna i tempi che furono. In altre parole: chi vince, vince molto e chi perde, perde molto. E questo indipendentemente dalla frammentazione che ci sarà in parlamento, che dall’ultima elezione cantonale deve mettere assieme ben tre partiti per riuscire a fare una maggioranza.

Ma, al di là delle poltrone, qual è il punto principale sul quale riflettere? Secondo noi, sul limite proprio al nostro sistema elettorale proporzionale, che costringe partiti politici diversi, non appena crescono e approdano nell’esecutivo, a governare assieme. Lo sottolineiamo: assieme, non uno contro l’altro! È per questo che ciascun eletto, non potendo il suo partito né vantare né ottenere la maggioranza assoluta, è costretto a smussare gli angoli e a mettere dell’acqua nel proprio Merlot. Per anni, ad esempio, il Plr lo ha fatto con un’alleanza coi socialisti del Pst, dando un governo tutto sommato stabile al Ticino. La domanda che ci poniamo è dunque questa: considerato il momento decisamente delicato per la persistente crisi economica, chi riuscirà a strappare la maggioranza relativa in governo, sarà anche in grado di gettare la basi per offrire al Paese un governo produttivo e progettuale? Non è un mistero che, osservando il Dna dei due principali contendenti alle due poltrone governative, fra Lega e Plr, è quest’ultimo che è in grado di assicurare maggior stabilità al Ticino. Soprattutto perché si tratta di un partito che accetta appieno le regole del gioco democratico. In particolare, creando con l’alleato politico un presupposto fondamentale, che la Lega abbastanza abitualmente infrange: quello del lavoro fondato sul rispetto dell’avversario. Chiediamoci come si possa lavorare fianco a fianco in un esecutivo, cercando di raggiungere obiettivi, quando poi una domenica sì e l’altra pure si viene presi per i fondelli dalle colonne del ‘Mattino’ (un’anomalia rispetto a tutta la Svizzera)? È semplicemente (quasi) impossibile. O meglio: è possibile sin tanto che si va genio a quelli di via Monte Boglia. Ma appena ci si permette di dire un ‘se’ o un ‘ma’ apriti cielo, la domenica arriva la fattura con gli interessi. Il livello, insomma è quello che è: raso terra e anche qualcosa in meno.

Insomma, le urne, dicendoci a chi verrà data la fiducia, decideranno anche fra due stili/metodi di far politica. L’uno, accattivante, fondato su populismo e sparate, che però non ci porterà lontano, perché semplicemente deresponsabilizzante: le promesse (tante) sono all’ordine del giorno e la colpa è sempre e solo degli altri. L’altro più responsabile, ma anche più impegnativo e meno sfavillante, che non promette la luna quando sa che è impossibile averla e che ti invita a fare tu il primo passo anche quando ti costa fatica. Si tratta in definitiva della stessa differenza che c’è fra la cicala e la formica. Finché c’è il bel tempo la formica viene derisa dalla cicala. La differenza si comincia a notarla in autunno. Ma è in inverno che la si capisce bene.