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Rassegna stampa

Desideri e realtà - 15 aprile 2015

di Filippo Celio, avvocato (la Regione Ticino del 15 aprile 2015)

Che sia un Consiglio di Stato composto di persone che sappiano e vogliano lavorare insieme e non a compartimenti stagni, persone competenti, autorevoli e affidabili, che sappiano anteporre gli interessi del Cantone e della collegialità a quelli personali e del proprio partito. Che sia un Consiglio di Stato proattivo e aperto, che guardi oltre gli steccati con una visione a lungo termine e una strategia chiara e condivisa sulle priorità e le azioni politiche da implementare con forza e convinzione. Che sia un Consiglio di Stato che sappia discutere con trasparenza e competenza al suo interno per uscirne con decisioni e proposte condivise e che prediliga una tale condivisione interna ad uscite e sparate quotidiane sui social network. Che sia un Consiglio di Stato che non si lasci incantare dalle sirene populiste ma voglia e sappia risolvere i veri problemi del Cantone, che non tragga linfa e stimoli unicamente da contestazioni e rivendicazioni da bettola ma abbia il coraggio, quando necessario, di prendere delle decisioni impopolari. Che sia un Consiglio di Stato formato da persone che non siano semplici amministratori della cosa pubblica, ma da persone che sappiano gestire e dirigere i propri dipartimenti, che siano in grado di proporre interventi e correttivi per rendere l’apparato statale un vero servizio pubblico motivato ed efficiente al servizio della popolazione. Che sia un Consiglio di Stato che abbia il coraggio di proporre e promuovere maggiori investimenti e progetti pubblici, con il coinvolgimento del privato, investimenti strutturali e anticiclici che gettino le fondamenta per il Ticino del futuro. Che sia un Consiglio di Stato che non si limiti a esternazioni e discussioni demagogiche tra quelli che “le spese dello Stato vanno ridotte” e quelli che “le imposte vanno aumentate”, ma persone che finalmente dicano e propongano di comune accordo e guardandosi in faccia quali sono i servizi e le prestazioni che si vogliono dallo Stato e se e dove eventuali tagli e riduzioni di spese andrebbero in concreto effettuate. Che sia un Consiglio di Stato che abbia e coltivi contatti e relazioni intense con Berna e il resto della Confederazione, che abbia una sede permanente a Berna con una presenza regolare e autorevole per discutere, creare e sviluppare contatti e collaborazioni ad alto livello con il Consiglio federale, le Camere e l’amministrazione federale. Che sia un Consiglio di Stato coraggioso, non solo rivendicativo e con il cappello in mano, che si distingua a livello nazionale con iniziative e proposte di spessore e non si limiti a elemosinare trattamenti straordinari (“Sonderfall”). Che sia pertanto un Consiglio di Stato che sappia presentare oltre Gottardo un Ticino dinamico e sicuro di sé con politici, imprese e imprenditori intraprendenti e innovativi, che sappia promuovere il nostro Cantone come luogo di insediamento per attività di valore e non solo come luogo di villeggiatura e bel ritiro.

In realtà sarà un Consiglio di Stato che non avrà al suo interno tutte le necessarie capacità e competenze intellettuali, politiche e gestionali citate. Sarà un Consiglio di Stato provinciale che non godrà della necessaria reputazione e considerazione nel resto della Svizzera. Sarà un Consiglio di Stato poco coraggioso e poco lungimirante, chiuso su se stesso e concentrato su temi imminenti e populisti quali la sicurezza, i padroncini, gli stranieri delinquenti, dove la parola d’ordine sarà “prima i nostri”. Sarà un Consiglio di Stato i cui membri continueranno a fare a gara a chi pubblicherà prima e di più su Twitter e Facebook. Sarà un Consiglio di Stato rivendicativo nei confronti di Berna, che farà la voce grossa dal Ticino e tramite i suoi giornali locali ma che avrà poco peso e attenzione a livello nazionale e ritornerà da Berna (quando ci andrà) con la coda in mezzo alle gambe. Sarà un Consiglio di Stato di lega inferiore per un Cantone con grosse potenzialità ma che si comporta e si presenta troppo spesso come un Cantone a rimorchio e che come tale viene sempre ancora percepito e considerato. Sarà un Consiglio di Stato che rispecchia il nostro Cantone e l’atteggiamento di chiusura che vi si respira ormai da troppo tempo, con troppe decisioni e atteggiamenti dettati dalla paura e dall’insicurezza che purtroppo ci attanagliano. Sarà il Consiglio di Stato che attualmente ci meritiamo.