...è ora di svegliarsi

Cerca nel sito

Iscrizione Newsletter

Seguici su Facebook !

Rassegna stampa

Ignoranza e qualunquismo - 15 aprile 2015

di Matteo Caratti (La Regione del 15 aprile 2015)

Mai dire mai. Pensavamo di aver visto molto, forse (quasi) tutto, in queste elezioni. Candidati che dicono di aver speso poche migliaia di franchi, ventimila, anche se ventimila franchi per i comuni mortali sono e restano comunque tanti. Candidati che poi vedi distribuire santini a palate, fare pubblicità per strada, su giornali e settimanali, tappezzare auto, apparire sui cartoni delle pizze, bruciare benzina per fare il giro del Ticino chissà quante volte, pagare cene… E ti chiedi: tutto con ventimila franchi? Mah…!

Abbiamo anche ricevuto materiale di propaganda elettorale da un candidato noto per aver procurato un cratere a BancaStato, ma che poi nel suo curriculum vitae che ti sbatte sotto gli occhi per convincerti che vale la pena dargli fiducia, si loda (e si imbroda), spiegando quello che ha fatto in diverse aule universitarie. E in quelle giudiziarie delle Assise criminali? Citus mutus! Amnesia selettiva. Se poi sei anche insegnante, hai pure ricevuto il suo materiale direttamente sulla tua posta elettronica di docente, ma la colpa (a suo dire, se di colpa si può parlare…) è della società di consulenza sulla quale si è appoggiato.

Ci sono poi anche i recidivi dell’uso degli indirizzi privati, che non sanno dove sono andati a prenderli. Non lo sai tu (ma te lo immagini) e non lo sanno nemmeno loro. Come il presidente dell’Ordine dei Medici che già quattro anni fa si era giustificato, senza nemmeno arrossire, dicendo che, se dei minori avevano ricevuto il suo materiale elettorale, era colpa di chi aveva voluto dargli una mano. Ma chi? Quattro anni dopo il simpatico presidente cambia partito, colore, ma non abitudini e di fronte a materiale inviato a minorenni (pazienti?) si giustifica dicendo ancora di non sapere (cfr. pag. 4). Roba da far sembrare i vecchi galoppini sprovveduti, fermi ad ammuffiti metodi ottocenteschi. Dicevamo che pensavamo di aver visto tutto. E invece no. Cambi prospettiva, lasci stare il punto di vista del candidato che può fare anche di tutto per farsi bello e allettante ai tuoi occhi e ti metti dall’altra parte. Quella del cittadino elettore, di colui che ha una testa e il suo diritto-dovere di voto. Sacrosanto e inviolabile. E cosa scopri? Che c’è chi è pronto non solo a farsi riempire più o meno consapevolmente la lista da terze persone (quasi fosse la schedina del lotto), ma che c’è anche chi è pronto a vendere il proprio voto. Perché di votare non gliene frega niente. Intanto, perché è convinto che, pur esprimendolo, nel mondo reale non cambierà nulla e non sarà certo il suo voto a cambiare le cose. E poi, anche perché i politici, una volta eletti, dimenticano le promesse fatte e continueranno a fare sempre e solo quello che vogliono. Passata la festa gabbato lo santo. Tanto vale quindi mettere il proprio diritto di voto sul mercato. Scopriamo persino che ha un prezzo: sui 500 franchi per due schede. Un valore tutto sommato alto, visto che può far gola a tanti da una parte e dall’altra della barricata: a quei cittadini votanti, che si immaginano di incassare una certa cifra, e anche a qualche candidato con l’acqua alla gola, o che vuole assicurarsi una buona elezione. Se poi vendere o acquistare un voto è anche reato penale, poco importa. L’importante è farci un guadagno, dimenticando, o non avendo la consapevolezza, di quanti sacrifici sono stati necessari per poter avere quel diritto: indipendentemente dal sesso, dal censo (ossia dal fatto di detenere o meno dei beni), dal colore della pelle o del sangue, dal credo religioso. E dimenticando che c’è stato anche chi, per conquistare diritti che oggi qualcuno è persino disposto a vendere, ha rischiato la vita. Solo una provocazione, come dice qualcuno? In ogni caso, quanta ignoranza e quanto qualunquismo.