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Rassegna stampa

Basta con la demagogia - 13 aprile 2015

Basta con la demagogia, si torni alla vera politica

Giò Rezzonico (Il Caffé del 12 aprile 2015)

Si sta concludendo un’ insignificante campagna elettorale in vista delle elezioni per il rinnovo dei poteri cantonali del prossimo fine settimana. I partiti politici ticinesi non si sono infatti confrontati sulla progettualità a medio-lungo termine, ma su temi a breve termine: soprattutto sulle questioni del frontalierato, più in generale degli stranieri, e dei rapporti con Berna e con l’Europa. Temi cari soprattutto alla Lega dei ticinesi, che ha avuto l’abilità di costringere praticamente tutti i partiti cantonali ad impantanarsi su queste problematiche.

Tutte le formazioni politiche hanno fatto a gara per posizionarsi su questi temi, formulando proposte anche assurde pur di attirare l’attenzione degli elettori. E questo non solo durante gli ultimi mesi di campagna elettorale, ma praticamente durante tutta la legislatura che si sta per concludere. I sociologi spiegano però che quando un prodotto viene imitato, il consumatore sceglie la versione originale. Quindi in questo caso l’elettore sarà indotto a optare per la Lega.

È mancata e manca in Ticino una discussione seria sul futuro di questo Paese. Avrei voluto recarmi alle urne potendo scegliere tra diverse visioni sul modo di affrontare le importanti sfide dei prossimi anni. Visioni ispirate da ideologie differenti e magari opposte, che richiedono anche all’elettore uno sforzo di confronto per rendersi conto di quale sia quella che meglio si addice al suo modo di pensare e di sentire. Non è avvenuto e non avviene nulla di tutto ciò.

La campagna elettorale si è concentrata invece su temi che che sarebbero più adatti ad essere discussi con gli amici al bar davanti a un bicchiere di vino. È proprio questo il male della politica ticinese. Ma non è un problema solo nostro. I temi vengono banalizzati, non chiariti e semplificati per renderli accessibili ai non esperti. Si fa così credere all’elettore che le soluzioni siano semplici.

Ma purtroppo non è quasi mai così, perché i problemi delle società moderne diventano sempre più complessi e la politica li banalizza con la complicità dei media. A quest’ultimo proposito sono pronto a fare l’autocritica! Il problema del nostro cantone è oggi quello di operare una svolta politica: abbandonare il populismo e la demagogia per rivalutare i partiti storici che hanno ancora un referente ideologico e promuovere un dibattito politico serio e costruttivo.

Lo sforzo deve essere di tutti. Ad iniziare dai partiti tradizionali, che devono rinnovarsi, ma anche nostro, perché dobbiamo deporre nelle urne elettorali una scheda che permetta questo cambiamento.

Penso che il resto della Svizzera non sia più disposto ad accettare un Ticino che pretende una politica federale a suo uso e consumo e non si rende conto che il governo centrale di uno Stato federale deve preoccuparsi dell’interesse di tutta la nazione.