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Rassegna stampa

Savoia, la Lega e il 9 febbraio - 1 aprile 2015

Savoia, la Lega e il 9 febbraio

di Mariano Morace, Muzzano (La Regione del 1 aprile 2015)

C’è una strana teoria che viene portata avanti con veemenza soprattutto da esponenti della Lega e da Sergio Savoia (ma guarda un po’), e cioè che chi osa affermare che bisogna riflettere sui risultati della votazione del 9 febbraio 2014, e in particolare sulle conseguenze di quel voto, ebbene queste persone sarebbero degli antidemocratici, perché non rispettano la volontà popolare. Voler discutere su un argomento sarebbe antidemocratico? Voler proporre una diversa analisi politica sarebbe antidemocratico? Forse sarebbe bene ricordare che la famosa votazione è passata con una maggioranza risicatissima, 50,3% contro 49,7%, con una differenza di meno di 20.000 voti, altroché «stragrande maggioranza» come qualcuno scrive.

È vero che la maggioranza vince, ma si dovrebbe avere l’onestà di riconoscere che ci sono tanti cittadini svizzeri che non erano d’accordo sull’oggetto in votazione. Che poi in Ticino, grazie al terrorismo politico di Lega e Savoia, il sì abbia ottenuto il 68,2%, ha un significato relativo, era un tema federale, e quindi contano i voti di tutti i cittadini svizzeri. Ma Savoia va ancora più in là: nell’opinione pubblicata sul CdT di sabato scorso, spara a zero sui sostenitori favorevoli a un rapporto con l’UE attraverso accordi bilaterali (cioè decisi da entrambe le parti, non imposti), sostenendo che una parte della sinistra tarperebbe le ali ad altri esponenti di sinistra che sarebbero euroscettici. E lo fa ancora una volta usando il linguaggio tipico della Lega: parla di sinistra champagne, di intellighenzia radical-chic, di nomenklatura, di biechi personaggi che vorrebbero annullare le tradizioni democratiche della Svizzera sull’altare di un «terrificante super-Stato delle corporation e delle banche in cui ai popoli non viene lasciato alcuno spazio, se non quello di disoccupati e consumatori a credito». Consiglio a Savoia di utilizzare un altro termine, la «demoplutocrazia», concetto tanto caro al regime fascista: visto che si è avvicinato così intimamente alla Lega, e che il suo modello politico è il fu Giuliano Bignasca, tanto vale fare un passo in più.

Mariano Morace, Muzzano