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Rassegna stampa

L'ostilità verso gli stranieri - 22 marzo 2015

L’ostilità verso gli stranieri ha contagiato tutta la politica

di Gio’ Rezzonico (Il Caffé del 22 marzo 2015)

Un marchio rossoblu impresso dall’ufficio controllo abitanti del Comune di residenza sul dorso della mano dei ticinesi. Già, ma di quali ticinesi? Tutti o solo di quelli residenti da più generazioni? E da quante generazioni? Questi aspetti li stabilirà la politica. No, non è una proposta. È solo una provocazione, per sottolineare il clima di caccia alle streghe verso tutti coloro che non sono “dei nostri”: quei poveracci che si rifugiano qui sperando una vita migliore, i frontalieri, le turiste che portano il burqa, gli stranieri, per dirla in una sola parola. Ma anche verso Berna, rea di pensare agli interessi di tutta la nazione e non solo a quelli del Ticino.

La scialba campagna elettorale a cui stiamo assistendo, salvo rare e lodevoli eccezioni, ha un unico comune denominatore: un’ostilità verso gli stranieri, in particolare gli italiani, che rasenta il razzismo. Tutti i mali del Paese vengono imputati ai padroncini che rubano il lavoro ai nostri artigiani, ai frontalieri che sottraggono gli impieghi ai ticinesi, a “Fallitalia” e al governo federale. Dietro questa posizione vittimistica esistono problemi reali, ma vanno affrontati in modo razionale. Dov’è finita la progettualità della nostra politica? Perché non si discute sul modello di Paese che desideriamo costruire a medio e lungo termine? Perché non si confrontano seriamente, senza insulti e sarcasmi, le idee sui progetti per il futuro del Cantone? È di questo che abbiamo bisogno.

Mi sconcerta che i nostri parlamentari cantonali perdano ore e ore a discutere sul bollino da conferire alle aziende con manodopera locale e disquisiscano se debba essere lo Stato o le associazioni economiche a stabilire chi ne ha diritto. Questi riconoscimenti hanno ben poco senso. Basti un esempio: disponiamo di un ottimo settore sanitario, ma nessun ospedale o clinica si potrebbe avvalere del bollino, perché o impiegano stranieri, o chiudono!

Non sarebbe meglio che la politica dibattesse su temi elettoralmente meno paganti, ma più seri come le ultime analisi dell’Ire? Oppure sulla nuova legge all’innovazione presentata in settimana? Ma no, questi documenti non sembrano surriscaldare gli animi dei nostri politici. Purtroppo in questo clima la demagogia populista ha trascinato tutti, a iniziare dai partiti storici. L’altro giorno ho sentito un eminente socialista vantarsi che la scuola, gestita da un consigliere di Stato del suo partito, impiega quasi esclusivamente svizzeri. Recentemente mi è capitato di essere a una riunione con un brillante manager, che si è quasi scusato per il suo accento emiliano e si è sentito in dovere di precisare che ha di un passaporto svizzero. L’isolamento può essere una scelta personale, non certo di un’intera comunità o di uno Stato. Chiudere gli occhi davanti ai cambiamenti frenetici – purtroppo spesso poco favorevoli al nostro Paese - a cui assistiamo è un atteggiamento infantile. Che a noi piaccia o no, il mondo non va in questa direzione: se a lungo termine non vogliamo essere perdenti non possiamo continuare a isolarci!