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Rassegna stampa

Le capriole della Lega_11 - 22 marzo 2015

Su sgravi fiscali e spesa poche idee contraddittorie e confuse

ANGELINO NEGRI (Il Caffé del 22 marzo 2015)

Sgravi fiscali: per la Lega dei ticinesi sono un imperativo. Un tema con il quale ha riempito pagine e pagine del Mattino. Destreggiandosi, come sempre, tra capriole, contraddizioni e improvvisazioni.

“Vogliamo un fisco severo con tutti”, scrive Bignasca il 2 settembre 1990. Ma attenzione, perché se deve pagare troppe imposte “il più abbiente inventa l’evasione fiscale” (Flavio Maspoli, 12 maggio 1991). È lo stesso Maspoli ad insegnarci, il 12 luglio 1991, come diminuire le imposte pur aumentando le entrate. Bisogna introdurre “la socialissima “Tassa di crisi” per riempire le casse dello Stato”. È “un piccolo sacrificio finanziario compiuto da tutti che permetterebbe di mantenere lo sgravio del 5% sulle imposte cantonali”. Ma 17 gennaio 1993 i leghisti di Bellinzona, con riferimento a un progetto riguardante i dipendenti comunali, tuonano: “No della Lega: la cosiddetta tassa di crisi è iniqua”.

Non c’è tassa che tenga: ci vogliono veri sgravi fiscali. E comincia una sequela di proposte. Bignasca il 2 marzo 1997 chiede addirittura “Meno tasse e più investimenti”. Vuole “un alleggerimento del 10% per le persone fisiche e del 25% per quelle giuridiche. Una riduzione che ci riporterebbe in quella fascia medio bassa della fiscalità cantonale rendendo così il Ticino più vivibile per i suoi cittadini e più attrattivo per gli investitori e le imprese straniere”. Straniere? Detto da lui suona strano...

Ed è sempre lui a preoccuparsi perché le casse statali piangono. E allora “non ci sono alternative, oggi, ai tagli salariali”. O si riducono quelli dei dipendenti pubblici o “inviteremo le cittadine e i cittadini ticinesi alla rivolta fiscale “ (1 novembre 1997).

L’8 febbraio 1998, ancora Giuliano Bignasca: “Stufi di...? Allora, subito 100 mio. di sgravi fiscali!”.

Il 23 maggio 1999 si richiamano “le nostre iniziative popolari che comportano sgravi per 150 milioni all’anno”. “Il quarto pacchetto approvato dal governo prevede sgravi totali per 80 milioni. Se non verrà modificato, è già pronta un’iniziativa fiscale per circa 120 milioni di franchi di sgravi”. Il 15 luglio 2001 si torna a chiederne 150 milioni.

Non stiamo ad elencare tutte le richieste e le contraddizioni che sono seguite. Osserviamo però che il 6 dicembre 2009 Bignasca chiede 150 milioni per interventi anticrisi; il 14 febbraio 2010 di milioni ne vuole 250 e due mesi dopo (11 aprile 2010) tuona: “Fuori 300 milioni contro la crisi!” Il festival dell’improvvisazione, insomma.

E il figlio, Boris Bignasca, cosa ne pensa? Pensa che “In Svizzera si pagano le imposte e l’evasione fiscale è praticamente assente. È vero, la pressione fiscale non è elevata. Anche la pressione fiscale dei Comuni e Cantoni non è elevata” ( 22 luglio 2012).

Indirettamente lo aveva già detto suo padre il 20 giugno 2004: “Il canton Ticino continua ad avanzare nella graduatoria dei cantoni con le imposte più basse. L’anno scorso si è fissato al terzo posto dietro a Zugo e Svitto”.

Che dire? Poche idee ma in compenso assai confuse… (11 - continua)