...è ora di svegliarsi

Cerca nel sito

Iscrizione Newsletter

Seguici su Facebook !

Rassegna stampa

Oltre la soglia dell'offesa - 18 marzo 2015

Il giudice Quadri ha condannato Boris Bignasca per ingiuria e diffamazione
di Paolo Ascierto (La Regione del 18 marzo 2015)

Pena pecuniaria sospesa e multa per il direttore del ‘Mattinonline’ per ripetuti reati contro l’onore. Cadono invece due accuse minori.

Nella «libertà di stampa» c’è un confine che divide «il concetto di satira che è legale» da quello di «insulto che è illegale». Chi lo passa, superando «la soglia dell’offesa», paga. E in veste di direttore del ‘Mattinonline’ e del trisettimanale ‘10 Minuti’ Boris Bignasca l’ha superato in quattro occasioni, in articoli apparsi tra il 2011 e il 2012: sia diffamando il direttore della Comsa Francesco Ricci e il direttore della ‘Regione’ Matteo Caratti , così come la società editrice di questo quotidiano ‘Regiopress’; sia ingiuriando l’avvocato Paolo Bernasconi e, di nuovo, il direttore di questa testata. È quanto ha stabilito il giudice della Pretura penale Siro Quadri che ieri ha condannato Bignasca junior a una pena pecuniaria di quaranta aliquote giornaliere sospese condizionalmente per due anni e a una multa di ottocento franchi. Confermando parzialmente tre decreti di accusa firmati dai procuratori pubblici Fiorenza Bergomi, Andrea Pagani e Valentina Tuoni, impugnati dall’imputato e dibattuti in un unico procedimento. Cadute le accuse di mancata opposizione a una pubblicazione punibile e di concorrenza sleale (il ‘Mattino’ e questa testata non sarebbero concorrenti) e pena ridotta quindi, rispetto alle richieste dell’accusa. Perché, ha spiegato Quadri, l’imputato è incensurato e «fa parte del sistema politico ticinese», caratterizzato da «un clima molto agguerrito». A tal proposito, nella diatriba che l’ha visto opposto all’avvocato Bernasconi, Bignasca ha «prevaricato il limite» in due occasioni. Prima, accostando il termine “m...daccia” al legale: «Il dolo – ha sottolineato il giudice – è abbastanza evidente». Poi definendolo “invasato”. Il problema, ha specificato il pretore, non è tanto la parola, quanto «l’alta gradualità nel ripeterla» che potrebbe aver fatto pensare al lettore «che questo avvocato non fosse onesto».

È da «ritenersi consumato il reato» pure quando il direttore della Comsa, il consorzio allora impegnato della costruzione del Lac, è stato associato alla ’ndrangheta, in quanto il suo nome compariva nelle carte di un’indagine italiana. «Non si può concludere – ha spiegato Quadri – che, per il fatto di essere citato» tra le pagine di un’inchiesta «Ricci sia ‘legato’ o ‘implicato’ con personaggi accusati di associazione mafiosa». Anche perché in tal caso «le autorità italiane l’avrebbero indagato». E poco conta se nell’articolo in questione ci si nascondesse dietro al punto interrogativo: insinuare il dubbio è sufficiente per commettere un reato d’onore come la diffamazione. Bignasca non si salva dietro al punto interrogativo neanche per aver titolato “laRegione: un giornale d’assassini?”. È diffamazione, ha stabilito il giudice, poi reiterata definendo “gentaglia” il direttore Caratti, il quale è anche stato ingiuriato poiché ritratto in un fotomontaggio con gli abiti sporchi di sangue e un coltellaccio in mano. Tutto ciò perché in un nostro articolo del dicembre del 2011 si scriveva, basandosi su un’ordinanza giudiziaria italiana, dei presunti legami di un legale ticinese con la ’ndrangheta. Per l’ex direttore del ‘10 Minuti’ questo servizio avrebbe spinto l’avvocato a suicidarsi. «La morte di quel qualcuno – ha però affermato ieri il pretore – è dovuta a un insieme di cause», non da ultimo «l’indagine penale» in corso. Inoltre assassino è «un termine molto, molto forte» e prima di utilizzarlo «servivano maggiori approfondimenti». Dopo essere venuto a conoscenza della vicenda dallo zio Attilio, Bignasca junior si è invece limitato a parlarne con il giornalista Marco Bazzi che, sentito il parere dell’avvocato Filippo Ferrari, avrebbe confermato le ‘colpe’ della ‘Regione’. Troppo poco, secondo Quadri. Troppo «oltre la satira» e oltre il «legalmente accettabile» invece il fotomontaggio che, per Bignasca, avrebbe dipinto Caratti come Joker di Batman. Ma Joker, ha ricordato il pretore, «non è un allegro pagliaccio, ma un crudele assassino», non «un personaggio allegorico» ma un individuo «terrificante».